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Si sblocca la riforma del falso in bilancio

Passo in avanti per la riforma del falso in bilancio. La commissione Giustizia della Camera ha adottato come testo base la proposta dell’Idv, fissato al 9 maggio il termine per la presentazione degli emendamenti e al 28 maggio, in coincidenza con l’avvìo della discussione sulle norme anticorruzione, la discussione in aula.
La scansione dei lavori è stata approvata all’unanimità da parte della commissione, ma il Pdl non ha partecipato al voto. Il capogruppo in commissione, Enrico Costa, ha spiegato che «è questione che attiene alla minoranza, per questo non abbiamo partecipato. È un provvedimento in quota opposizione, anche se c’é l’anomalia che è proposto da un partito che comunque ha votato la fiducia al governo. Noi esprimeremo le nostre tesi, quando sarà il momento, attraverso l’attività emendativa».
Nel testo base sul falso in bilancio, si ripristinano il carcere fino a cinque anni, la perseguibilità d’ufficio, il passaggio da contravvenzione a delitto, la definizione come reato di pericolo e non di danno.
Il tutto attraverso una serie di abrogazioni della disciplina attuale del Codice civile entrata in vigore esattamente dieci anni fa, nell’aprile 2002, come antipasto del più ampio progetto di riforma del diritto societario realizzato dall’allora Governo Berlusconi nei mesi successivi.
Il testo, frutto della sintesi di due proposte di legge Idv è stato messo a punto dall’altro, oltre ad Antonio Di Pietro, co-firmatario e relatore in commissione, Federico Palomba: «Il reato era stato depenalizzato, noi proponiamo il ripristino del carcere da uno a cinque anni mentre ora c’era sostanzialmente una sanzione. Chiediamo poi che si torni a procedere d’ufficio e non più su querela di parte».
Per Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione, «Abbiamo votato a favore del testo base sulla reintroduzione della punibilità del falso in bilancio. Si tratta di un intervento legislativo che sosteniamo come dimostra la presentazione di diversi nostri emendamenti al disegno di legge anticorruzione che vanno proprio nella medesima direzione».
Del resto, sottolinea Ferranti, «nel corso dell’esame parlamentare e delle audizioni abbiamo avuto molte testimonianze sulle criticità della riforma del 2002 che ha depenalizzato il reato di falso in bilancio e cancellato numerosi processi in corso. Il ripristino della punibilità del falso in bilancio è un atto necessario che mira a garantire il rispetto delle regole di trasparenza e a favorire la libera concorrenza. Un intervento necessario per contrastare la corruzione e l’evasione fiscale così come per attrarre gli investimenti esteri che, come si sa, sono molto sensibili al grado di legalità economica dei paesi».

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