Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Si sblocca il riordino dei contratti

Verso lo sblocco del Dlgs sul riordino dei contratti, il terzo decreto attuativo del Jobs act. Si arricchisce di 45-50 milioni la “dote” per la copertura economica delle trasformazioni dei contratti di collaborazione in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Questo incremento di risorse dovrebbe servire per la stabilizzazione di circa 36mila collaboratori, prodotta ai sensi dell’articolo 47 del Dlgs. Dovrebbero essere superati, in questo modo, i rilievi mossi dalla Ragioneria che, secondo fonti ufficiose, oggi stesso potrebbe “bollinare” il decreto approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri dello scorso 20 febbraio, rimasto da oltre un mese in stand by, in attesa di essere trasmesso alle commissioni parlamentari competenti per i pareri.
Ma facciamo un passo indietro. La legge di stabilità ha stanziato le coperture stimando 1,886 miliardi di minori entrate nel 2015 come effetto degli incentivi fiscali (decontribuzione fino a 8.060 euro, taglio del costo del lavoro dalla base imponibile Irap) destinati alle imprese che quest’anno assumono con contratti a tempo indeterminato. Nella relazione tecnica si fa riferimento complessivamente a 1 milione di lavoratori, di questi 363mila avrebbero continuato ad essere occupati con un contratto diverso, si tratta quindi di trasformazioni a tempo indeterminato. Fin qui la legge di stabilità. La Ragioneria, tuttavia, di fronte al nuovo Dlgs ha sollevato obiezioni di copertura. Cosa prevede lo schema di decreto? Dal 1° gennaio 2016 si considera lavoro subordinato ogni forma di collaborazione che si concretizza in prestazione personale, continuativa, di contenuto ripetitivo, con modalità esecutive organizzate dal committente (con riferimento a tempi e luoghi di lavoro). Lo stesso Dlgs, tuttavia, prevede che vengano confermate le collaborazioni oggetto di accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale; le prestazioni di professioni intellettuali che richiedono l’iscrizione all’albo professionale; le prestazioni di componenti di organi di amministrazione e controllo delle società; per attività sportive in associazioni dilettantistiche. Quanto al pubblico impiego, il Dlgs stabilisce che la norma non si applica ai dipendenti pubblici fino al 1° gennaio 2017. Il rilievo mosso dalla Ragioneria parte dalla considerazione che su un collaboratore iscritto alla gestione separata grava un’aliquota contributiva del 30,72% o del 27,72% (a seconda si tratti di collaboratori e figure assimilate o liberi professionisti), ma se viene assunto con contratto a tempo indeterminato scatta la decontribuzione (fino a 8.060 euro), con una perdita di gettito per l’Erario. I tecnici di palazzo Chigi e del ministero del Lavoro hanno obiettato che in molti casi si avranno trasformazioni di collaboratori in contratti a tempo determinato che hanno un’aliquota contributiva più alta (34,4%), inoltre saranno confermate le collaborazioni che corrispondono a prestazioni di lavoro autonomo. Ma questa risposta non ha convinto i tecnici della Rgs. Martedì al tavolo tecnico si è individuata una quota del 10%, pari appunto a 36mila collaboratori, per i quali potrebbe scattare la trasformazione in lavoro subordinato nel 2015, in anticipo rispetto all scadenza del 1° gennaio 2016. E si è quantificata la copertura necessaria, attingendo al fondo occupazione di complessivi 2,2 miliardi.
Una spinta alla stabilizzazione di collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, e di titolari di partita Iva, quest’anno può arrivare anche dall’articolo 48 dello stesso Dlgs che prevede una sanatoria per i datori di lavoro. L’assunzione a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2015 fa scattare, infatti, l’estinzione delle violazioni in materia di «obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso», fatte salve le violazioni già accertate prima dell’assunzione. Tutto ciò a condizione che il lavoratore sottoscriva un atto di conciliazione, e che il datore di lavoro si impegni a non licenziare nei 12 mesi successivi (salvo che per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo)

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il Consiglio di Telecom Italia dà mandato all’ad Luigi Gubitosi di presentare insieme a Cdp, Sog...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mediobanca compra un premio su l mercato per contare di più in Generali, salire virtualmente al 17...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mediobanca rompe gli indugi e sostiene la propria linea su Generali rafforzando temporaneamente la ...

Oggi sulla stampa