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Si risveglia la domanda di credito

Si risveglia la domanda di credito delle aziende. Nel secondo trimestre 2015 balza dell’8,1% rispetto al corrispondente periodo 2014. E compensa un primo trimestre inaspettamente debole, chiuso con una flessione del 3,6%. Alla fine nel primo semestre il numero di domande di finanziamento (istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi) presentate dalle imprese italiane agli istituti di credito ha fatto registrare una crescita dell’1,8%, anche se con dinamiche differenti tra società e imprese individuali. Contestualmente è tornato a crescere anche l’importo medio, attestatosi a circa 69.500 euro. I dati emergono dal Barometro Crif sulla domanda di credito delle imprese sulla base delle informazioni di Eurisc, il sistema di informazioni creditizie che raccoglie oltre 77 milioni di posizioni, di cui oltre 8 milioni attribuite a utenti business. 
Nell’analisi di Crif il risultato positivo del semestre è stato determinato dalla domanda delle società più grandi: +9,5%. Per le imprese individuali il dato aggregato mostra una contrazione dello 0,1%.
«In termini assoluti – spiega Simone Capecchi, direttore sales & marketing di Crif – la domanda di credito segna il record assoluto a partire dal 2008 e questo conferma che le nostre imprese, a iniziare da quelle di capitale, stanno cominciando a guardare al futuro con maggior fiducia».
Dalle aziende i segnali sono dei più diversi, a seconda del settore operativo e dell’area geografica. «Nel Triveneto – osserva Roberto Brazzale, contitolare dell’omonima azienda casearia – viviamo, di riflesso, la crisi delle Popolari, al centro di una riforma del settore, ma anche conseguenti al rinnovo dei vertici, che non influenza positivamente l’erogazione dei crediti». L’anno scorso il lattiero-caseario è stato investito in pieno dall’embargo Ue verso la Russia «e questo ha fortemente colpito il settore – sottolinea Brazzale – Quest’anno la crisi si è complicata per i produttori di materie prime mentre noi trasformatori stiamo lentamente recuperando i margini erosi».
In Sicilia, nel Ragusano, «notiamo un arretramento dei due gruppi bancari più importanti – sottolinea Alessandro Spadola, contitolare di Caffè Moak (15,2 milioni di ricavi l’anno scorso) – e un grande attivismo delle banche meno grandi, da Sella alla Popolare dell’Emilia Romagna, che, di loro iniziativa, ci propongono credito per mezzo di nuovi e interessanti strumenti finaziari. Per noi le risorse sono destinate alla crescita; il circolante lo gestiamo internamente, anche per le nuove regole».
In Friuli, «oggi abbiamo molte più fonti di finanziamento rispetto al passato – osserva Vladimiro Dukcevich, comproprietario del Salumificio Principe e di King’s prosciutti – ma, in generale, notiamo una maggiore flessibilità delle banche meno grandi. Cresciamo del 30% sui mercati esteri ma stiamo investendo sia in Italia che all’estero e il supporto delle banche è utile». Shopping in vista? Dukcevich risponde soltanto: «Le cose si comunicano solo quando si realizzano».

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