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Si risveglia il business da subprime

di Vittorio Carlini

A volte ritornano. O forse è meglio dire, non se ne sono mai andati. Sono i toxic asset, ancora ben presenti nei bilanci delle banche. Tanto che, a poco più di due anni dal collasso di Lehman Brothers, diversi istituti finanziari non si sforzano più di disfarsene. Al contrario, li sfruttano e riescono a renderli di nuovo profittevoli. Soprattutto, se si tratta dei Residential mortgage backed security (Rmbs), cioè i titoli garantiti da prestiti immobiliari «nati» in America.

È il caso, per esempio, di Société Générale. Il gruppo francese, proprio di recente, ha sottolineato come la «rimonta» dei mutui Usa ha dato il «la» alla business unit che gestisce gli asset tossici: «Nel quarto trimestre 2010 – dice Michel Péretié, ceo di SocGen investment banking – la divisione è tornata in utile». In particolare, i titoli garantiti da bad loan o da pacchetti di mutui hanno generato un profitto di 113 milioni, contro la perdita di 776 milioni dello stesso periodo di un anno fa. «Nonostante i prezzi immobiliari rimangano bassi – commenta Péretié – gli Rmbs hanno performato bene».

Un fenomeno che si ripete anche in quel di Zurigo. La stessa Credit Suisse, proprio la scorsa settimana, ha sottolineato come la sua divisione di investment banking abbia beneficiato di una ripresa del mercato dei Rmbs. Insomma, le banche sono tornate a fare soldi con quelle attività che, di fatto, hanno portato nel baratro prima la finanza e poi l'economia reale di mezzo mondo.

In questo risveglio del business da suprime, ovviamente, un ruolo da protagonista l'hanno recitato gli hedge fund. Secondo Hfh mortgage index, i fondi esposti sui prodotti legati ai mutui hanno guadagnato, nel 2010, il 22 per cento. Un ritorno sull'investimento che, per gli hedge focalizzati sugli Rmbs, raggiunge addirittura il 51 per cento. Tutte performance di molto superiori alla media dell'industria di settore (+10%) e che si lasciano alle spalle il rally delle Borse.

Se questo il rinnovato scenario, quali le motivazioni che lo hanno (ri)creato? Da un lato, è il leit motive degli operatori, conta la maggiore fiducia sull'economia e la migliore capacità nel gestire i toxic asset. Solo un po' di tempo fa, a fronte di un tasso di insolvenza che resta alto, un Rmbs o un Cdo sarebbe stato trattato con le molle: ora non più. «Dall'altro – spiega Deepak Narula, esperto del settore – è la conseguenza degli aiuti varati da Washington in favore del mercato dei mutui». Cui deve aggiungersi l'allentamento quantitativo voluto dalla Fed che, schiacciando i rendimenti dei Treasury con duration media, ha fatto scendere le rate dei mutui. Una duplice mossa con cui è stato ricostruito, seppur in parte, il flusso di cassa dal debitore verso i Cdo, rendendoli un po' meno tossici.

Infine, poi, non può dimenticarsi la volontà di riformare le Government sponsored enterprise (Fannie Mae e Freddie Mac): un cambiamento che dovrebbe spingere a più alte commissioni oltre che a più stringenti standard sul credito. Questo potrebbe trasformarsi in maggiori costi di rifinanziamento per i proprietari, causando un possibile apprezzamento dei loans. Una manna per la finanza, una tragedia per i tanti americani alle prese col pignoramento della casa.
 

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