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Si riduce lo spread BTp-Bund

di Rossella Bocciarelli

Una "tranquilla" giornata di fine mese, stretta fra due scadenze importanti (l'asta dei BTp di lunedì, l'asta dei Bonos spagnoli a cinque anni di oggi) ha permesso allo spread fra titoli di Stato italiani e Bund di scendere leggermente dal soffitto dei 303 punti base raggiunto in apertura per riportarsi in chiusura a quota 291 basis point. Nell'arco della giornata il differenziale di rendimento tra Italia e Germania sulla scadenza decennale si é mantenuto all'interno di una forchetta ristretta, compresa tra 290 e 298 punti base.

I Btp italiani hanno beneficiato del calo registrato dal Bund tedesco, che ora ha un rendimento al 2,173%, dovuto al buon andamento del mercato azionario. «Questa è stata una giornata di passaggio» riassume Luca Cazzulani, senior strategist per il mercato del reddito fisso presso UniCredit Global Research. «Infatti, a fronte di una forte propensione all'acquisto azionario, non si è verificata una forte correzione sul reddito fisso e sul Bund: i rendimenti tedeschi sono saliti e i nostri sono rimasti sostanzialmente stabili».

Naturalmente, nessun analista nasconde quella che era e resta l'intonazione di fondo del mercato: tutti sanno che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l'incertezza sarà forte sia sull'outlook globale sia per una situazione dei debiti sovrani molto intricata, nella quale soluzioni europee di svolta non s'intravedono, almeno nel breve periodo. Tra l'altro, ad accrescere l'incertezza sull'intero mercato europeo contribuiscono anche le notizie contrastanti a proposito del piano per la Grecia e delle caratteristiche del coinvolgimento dei privati.

Tornando alla giornata di ieri al di là dei circa sette punti base riguadagnati nel differenziale rispetto al giorno precedente, essenzialmente per effetto di una risalita dei rendimenti dei tassi tedeschi, resta il fatto che per i BTp si è trattato di una seduta debole, la settima consecutiva, in una fase che resta contraddistinta da una grande attenzione dei mercati rispetto alla manovra del governo, che sulla carta ha una portata imponente, (45,5 miliardi di euro) ma che sembra subire metamorfosi quotidiane, tali da mettere a dura prova l'aritmetica definita per la politica di bilancio. Non a caso in apertura i titoli di Stato italiani si erano trovati sotto pressione, con il diffferenziale a quota 303 punti: secondo molti operatori a pesare sono stati, ovviamente, anche i dubbi sui saldi della nuova versione della manovra e sul fatto che ieri sembrava mancassero all'appello circa 4 o 5 miliardi.

Nell'arco della seduta di ieri, come riferisce Reuters, il differenziale fra i rendimenti dei decennali di riferimento italiano e tedesco è sceso sotto quota 300, fino a un minimo di 294,7 punti base, dopo che il Tesoro, riferendosi sia alle brevi sia alle lunghe scadenze, ha precisato di aver emesso già oltre il 70% dei 430 miliardi di euro di titoli di Stato che ha in programma di collocare in totale nell'intero 2011.

In pratica, Via XX settembre ha fatto capire di non avere particolari esigenze di finanziamento di qui a fine anno e ha precisato che l'ammontare «sarà suddiviso all'incirca 50% e 50% tra titoli a medio-lungo e a breve termine». Ma c'è anche chi, come gli esperti contattati dalla Dow Jones, sostiene che anche durante la seduta di ieri, seppure attraverso modeste quantità di titoli acquisite sui mercati si è fatta notare una presenza, discreta e non aggressiva in termini di prezzo, della Banca centrale europea.

Alla riduzione dello spread tra Italia e Germania, durante la seduta aveva contribuito anche la notizia dell'approvazione della bozza sull'Efsf. Un portavoce del Governo tedesco ha infatti annunciato stamane l'approvazione della bozza di legge destinata ad ampliare l'importo a disposizione del meccanismo di salvataggio dei paesi della zona euro. «La legge verrà votata in settembre, questo segna un altro passo avanti verso un possibile Eurobond, un'ipotesi che seppur moderatamente, penalizza il Bund» ha spiegato Alessandro Tentori di Bnp Paribas.

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