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Si riapre la gara per il San Raffaele

di Stefano Elli

Tempi supplementari per il San Raffaele. Il Cda della Fondazione Monte Tabor ha dato il via libera all'apertura di una gara competitiva per l'acquisizione della Fondazione e dei suoi debiti. Una decisione in qualche modo attesa. Almeno dal 28 ottobre scorso, la data in cui il collegio dei giudici della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, guidato dal presidente Filippo Lamanna, nell'accogliere la richiesta di ammissione al concordato preventivo della Fondazione, scriveva che la proposta, qualora «nel corso della procedura emergessero davvero eventuali altri soggetti interessati all'acquisto del Nuovo San Raffaele» potrebbe essere rimessa in gioco. In altri termini il Tribunale, in una sorta di moral suasion, (in realtà più suasion che moral) disegnava l'apertura di nuovi scenari citando esplicitamente il concreto rischio del potenziale conflitto d'interesse che vedeva i futuri acquirenti, lo Ior e il gruppo Malacalza, giocare nello stesso tempo nella posizione di acquirenti e acquisiti.
Ieri, dunque, il Cda della Fondazione Monte Tabor, afflitta da 1,5 miliardi di debiti, ha abbozzato deliberando di riaprire i termini per acquisire, ed eventualmente valutare, entro il 31 dicembre, offerte alternative a quella in precedenza giudicata «blindata» del duo Ior gruppo Malacalza. Gli eventuali altri pretendenti all'acquisizione dello zoppicante gigante della sanità battezzato da don Luigi Verzè nel lontano 1971 sono diversi: si era già fatto il nome dell'imprenditore della Sanità Giuseppe Rotelli, del gruppo Rocca (Humanitas), della charity Marcus Vitruvius, (rappresentante dell'Università Vita Salute dello stesso San Raffaele). Le nuove offerte dovranno sopravanzare quella dello Ior e di Malacalza (350 milioni più acquisizione dei debiti al 51% e loro inserimento in una Newco), di almeno 50 milioni di euro. E, almeno formalmente, i vertici della Fondazione hanno fatto sapere di avere intenzione di rinunciare a sollevare qualsiasi opposizione. Del resto, potrebbe non essere necessario arrivare a tanto. Fonti vicine al dossier infatti vociferano del possibile inserimento al'interno del bando di gara, di una clausola di prelazione stesa a vantaggio e protezione degli offerenti originari. Dunque per ogni eventuale offerta migliorativa, Ior e Malacalza si riserverebbero il diritto di pareggiarla e vincere il bando in ogni caso. Se una clausola del genere dovesse essere realmente inserita, è evidente che questo potrebbe scoraggiare sul nascere qualunque velleità competitiva. Nel frattempo, sul fronte penale, i Pm Luigi Orsi, Gaetano Ruta e Laura Pedio, proseguono nel complesso lavoro di ricostruzione contabile e testimoniale della bancarotta della Fondazione e su quanto è avvenuto nel corso di questi ultimi anni. Dall'esame dei documenti rinvenuti nell'abitazione dell'ex vicepresidente della Fondazione Mario Cal, morto suicida nel luglio scorso, alle deposizioni dei testi che continuano a sfilare al quarto piano del tribunale. L'inchiesta nei giorni scorsi aveva già portato all'iscrizione nel registro degli indagati di don Luigi Verzè, del direttore amministrativo Mario Valsecchi e all'arresto del faccendiere Pierangelo Daccò, in stretti rapporti con i trascorsi vertici della Fondazione.

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