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Sì di Renzi al Quirinale Lascia dopo la manovra

Al Quirinale, il primo segmento della crisi di governo è stata chiusa in meno di 24 ore. Il presidente della Repubblica, che avrebbe chiesto più tempo a Matteo Renzi per il passaggio di consegne a Palazzo Chigi, ha ottenuto che il governo dimissionario resti «congelato» fino a venerdì o a sabato (e se serve anche oltre) per permettere al Senato di varare senza modifiche, con una «fiducia» tecnica, la legge di Stabilità. Secondo questo calendario provvisorio, le consultazioni per la formazione del nuovo governo partirebbero all’inizio della prossima settimana, con il nome del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ancora in pole position per l’incarico.

Il «congelamento» delle dimissioni voluto dal Quirinale non è spericolato né spregiudicato. Tant’è che, anche di recente, una manovra simile si rese necessaria nel 2011 quando Berlusconi «congelò» le dimissioni del suo governo per 4 giorni in modo da varare la Finanziaria. E lo stesso fece Monti nel 2012 (era il 6 dicembre anche 4 anni fa), che poi si dimise davanti a Giorgio Napolitano il 21 dicembre.

I due precedenti, tuttavia, mostrano una asimmetria rispetto all’epilogo del governo Renzi: nel 2011 e nel 2012, fanno notare al Quirinale, venne meno la maggioranza di governo mentre oggi alla Camera e anche al Senato non è mutata la composizione della coalizione che per oltre mille giorni ha sostenuto l’esecutivo. Per questo, fin dal primo mattino, quando il premier è stato convocato senza annunci al Quirinale, Sergio Mattarella ha provato a creare le condizioni preliminari per allungare i tempi dell’uscita di scena di Renzi. E lo ha fatto nella speranza che, da qui a fine anno, si trovasse la formula più solida per mettere in piedi un governo di scopo capace di varare la nuova legge elettorale. Invece, Renzi, fin dal colloquio informale del mattino, ha risposto che il suo mandato non sarebbe andato oltre. E così Mattarella, dopo le 12, ha pure dovuto ribadire che «di fronte a noi vi sono impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto…». Ma Renzi si è reso disponibile solo per la Stabilità.

In un clima freddo e frettoloso il premier ha ripetuto lo stesso concetto al Consiglio dei ministri delle 18.30 e poi di nuovo al Quirinale, alle 19.30, per annunciare formalmente la volontà di dimettersi. A quel punto un comunicato del Colle ha informato che «il presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare della legge di Bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento». Mattarella — che ora avrà tre o quattro giorni di tempo per preparare il terreno delle consultazioni — ha avuto una telefonata con Federica Mogherini, Alta rappresentante per la politica estera Ue, e contatti con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: tutti e due stanno raccogliendo richieste di rassicurazione, lanciate dalle cancellerie, sulla vittoria del No.

Dino Martirano

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