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Si rafforza la fiducia, spread in calo a 303

Se negli Stati Uniti l’accordo sul fiscal cliff sembra sempre più vicino, in Europa la Spagna riesce a collocare titoli a breve a tassi in calo e la Grecia vede migliorare il rating sul debito. In questo quadro, e in assenza di notizie negative di qualsiasi tipo, quella di ieri per i mercati mondiali è stata una giornata vissuta all’insegna della forte propensione al rischio.
Ecco perchè tutti i listini azionari, dall’Europa agli Stati Uniti, ieri hanno chiuso la seduta in rialzo. Si è andati dal +0,29% di Parigi al +0,94% di Milano, fino al balzo (+1,6%) di Madrid, ieri la migliore piazza in Europa. Ma il progressivo avvicinamento a un compromesso sul fiscal cliff («C’è la possibilità di raggiungere un accordo», ha confermato in giornata il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney) ha confortato gli umori soprattutto Wall Street, dove l’S&P 500 (+1,15%) si trova ai massimi da circa due mesi.
A generare entusiasmo in Europa, tuttavia, è stato in particolare il buon esito dell’asta iberica. In mattinata
il Tesoro spagnolo ha assegnato 3,52 miliardi di titoli a 3 e 6 mesi con tassi in calo rispetto all’asta precedente. I titoli a tre mesi sono stati collocati all’1,195% dall’1,254% dell’asta precedente, i semestrali sono stati assegnati all’1,609% dal precedente 1,669%. La tensione che da una settimana circa sembrava essere tornata sulla Spagna si è così allentata, e il differenziale è caduto a 390 punti.
L’effetto benefico si è trasferito in automatico sulla borsa di Madrid ma anche sugli altri mercati periferici: sui BTp in primis, e di conseguenza, anche sui titoli bancari italiani il cui comparto ha guadagnato il 2,65%. Sul fronte obbligazionario, lo spread italiano è calato di 15 punti rispetto alla seduta precedente per chiudere a 303 punti. Il tasso decennale ha infranto il pavimento del 4,5%, chiudendo a 4,44% ma bene sono andate anche le scadenze più ravvicinate: il titolo a due anni ieri rendeva l’1,86% (-11 pb), quello a cinque anni il 3,2% (-16 pb).
A consolidare il clima positivo sui Btp, peraltro in un quadro di volumi ridotti, concorrono alcuni fattori. Primo: la mancanza di aste fino al prossimo 28 dicembre. In assenza di nuovi titoli da assorbire, infatti, per gli operatori è più agevole trattare i bond già presenti sul mercato. Secondo: lo scenario politico italiano, per quanto frammentato, sembra comunque incanalato verso una prosecuzione delle riforme strutturali avviate nel corso dell’ultimo anno. Infine va detto che da settimane gli investitori sono alla disperata ricerca di rendimenti supplementari così da arricchire le performance di portafoglio entro fine anno. E, in questo senso, in termini di rapporto rischio-rendimento i BTp sono molto appetibili.
Un piccolo passo verso il miglioramento del clima è arrivato nel tardo pomeriggio anche da S&P, che ha alzato il rating sul debito pubblico della Grecia a B- da SD (Insolvenza Selettiva). Una mossa che è frutto del buon esito del buyback di 31,9 miliardi del debito pubblico ellenico in mano avvenuto la scorsa settimana. L’outlook è stabile grazie, scrive S&P, «alla determinazione dei paesi dell’Eurozona nel sostenere il paese». Una luce in più in fondo al tunnel della crisi europea.

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