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Si pagherà un ticket salato per licenziare colf e badanti

Una tassa sui domestici. Per licenziare la colf, la badante o il giardiniere, infatti, bisognerà pagare il nuovo ticket che finanzia l’Aspi, dall’importo variabile tra i 39 (dopo un mese di lavoro) e 1.418 euro (dopo tre anni o più di lavoro). Un’operazione che, misurata sui dati relativi alle cessazioni dei domestici intervenute nell’anno 2012 (oltre 144 mila), porterebbe alle casse dello stato risorse finanziarie tra 60 e 200 milioni annui.

Un tesoretto. Ma tutto a scapito di famiglie e anziani. I quali, di conseguenza, non è detto che continuino a vedere di buon occhio l’assunzione di domestici, potendo optare per rapporti meno impegnativi dal punto di vista dell’esborso finanziario (possono esserlo i voucher per esempio) se non addirittura per il lavoro nero e sommerso. O potranno «esortare» i domestici a dimettersi dal lavoro, per evitare che, licenziandoli, debbano pagare il nuovo ticket. In quest’ultimo caso, saranno i lavoratori a pagarne le conseguenze; in presenza di dimissioni, infatti, non avranno diritto all’indennità di disoccupazione.

Riforma Fornero. Operativa dal 1° gennaio 2013, vale a dire con riferimento ai licenziamenti intervenuti a partire da tale data, questa nuova tassa, o ticket, è un’invenzione dell’ultima riforma del lavoro. Relativamente alle novità degli ammortizzatori sociali, infatti, la legge n. 92/2012 (la riforma Fornero) ha istituito il nuovo «contributo sui licenziamenti», successivamente battezzato «ticket», per finanziare le nuove indennità di disoccupazione: Aspi e miniAspi. Il finanziamento di queste indennità, in particolare, è stato affidato a: 1) contributo a carico delle imprese nella stessa misura già versata prima della riforma Fornero, pari all’1,31%; 2) aliquota aggiuntiva applicata unicamente sui rapporti di lavoro a termine, di misura pari all’1,4%; 3) nuovo contributo sui licenziamenti (un’eredità dell’analoga una tantum che, fino al 31 dicembre 2012, andava pagata dalle imprese per l’accesso alla mobilità).

Per chi si paga il ticket? Il ticket è dovuto in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’Aspi. Al riguardo, la normativa riconosce il diritto all’Aspi a tutti i lavoratori che hanno perduto involontariamente la propria occupazione. Fanno eccezione, quindi, due ipotesi: dimissioni e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (per quest’ultima ipotesi, tuttavia, nel caso in cui consegua alla procedura di conciliazione prevista dal nuovo rito Fornero dell’art. 18 per i licenziamenti economici, l’indennità Aspi è riconosciuta come «premio» al lavoratore per la rinuncia al contenzioso).

La misura del ticket. La misura del ticket è pari al 41% del massimale mensile Aspi, da pagarsi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale posseduta dal lavoratore negli ultimi tre anni. Poiché la misura è relativa a mesi (si riferisce, infatti, a «dodici mesi»), ne dovrebbe derivare un calcolo del ticket appunto in mesi, così da dover essere pagato anche in caso di anzianità inferiore all’anno (a dodici mesi). Nel fissare l’anzianità, inoltre, vanno presi in considerazione gli eventuali periodi di lavoro che il lavoratore ha svolto (evidentemente con la medesima impresa) in virtù di un contratto di lavoro diverso da quello a tempo indeterminato da cui è scaturito il licenziamento e quindi il ticket da pagare, ma solamente nei casi in cui tra i due rapporti non ci sia stata soluzione di continuità, oppure il datore di lavoro abbia ottenuto la restituzione del contributo addizionale dell’1,4% (tale restituzione è possibile, tra l’altro, qualora un’assunzione originariamente fatta a termine venga trasformata in rapporto a tempo indeterminato).

Poiché il massimale mensile di Aspi è oggi (anno 2013) pari a 1.152,90 euro, ne deriva che il ticket annuo, cioè per ogni dodici mesi di anzianità, da pagarsi sui licenziamenti intervenuti e che possano ancora intervenire tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2013, è pari a euro 472,69, ossia 39,39 euro per mese. In presenza della massima anzianità presa in considerazione dal ticket, cioè tre anni, dovrà pagarsi un importo pari a 1.418,07 euro, cioè euro 472,69 moltiplicato tre anni (si veda tabella).

Un mazzata sulle famiglie. Quanto vale l’operazione ticket sulle famiglie? Se davvero dovesse essere applicato alle famiglie (si veda altro articolo nella pagina seguente), l’importo di ticket da versare dipenderebbe da due elementi fondamentali:

a) la causa di cessazione del rapporto con la colf o la badante (o qualsiasi altro domestico), che deve essere «licenziamento»; se è la colf a dimettersi, invece, il ticket non va pagato;

b) l’anzianità di servizio del domestico.

Noti questi due elementi, l’importo del ticket da pagare verrebbe facile: ossia, 39,39 euro per ogni mese di anzianità del domestico. In tabella in pagina sono riportate le diverse ipotesi, dal minimo di un mese fino al massimo di tre anni (cioè 36 mesi) come previsto dalla norma. Per esempio, per la colf che venga licenziata dopo due mesi di lavoro occorrerà versare un ticket di 80 euro; da notare, che l’importo del ticket è indipendente dalla retribuzione erogata alla colf: sia stata pagata 5 euro l’ora, mille euro al mese o diecimila euro al mese, il ticket risulterà sempre pari a 80 euro. Altri esempi. Badante licenziata dopo due anni di lavoro: il ticket da versare sarà pari a 945 euro; colf mandata a casa dopo cinque anni di lavoro: il ticket sarà pari a 1.418 euro (in tal caso si applica la misura massima, cioè il ticket applicato alle anzianità di lavoro di tre anni).

Ma quanto vale l’operazione ticket sull’universo delle famiglie italiane? In tal caso, il calcolo risulta più difficile, ma se ne può fare la stima. In tabella sono riportati i dati relativi al flusso di assunzioni e cessazioni avvenute nel 2012. Alla fine di quest’anno, risultano attivi 1.096.239 rapporti di lavoro domestici, con una forte componente data dalla recente sanatoria extraue che da sola ha apportato circa 116 mila nuovi rapporti tra colf e badanti. Durante l’anno 2012 sono cessati 144.310 rapporti che possono essere dimissioni e licenziamenti. Un calcolo mediano, dunque, porta a ritenere che l’operazione ticket, per ogni anno, possa far incassare allo stato qualche milione di euro: tra i 20 e i 60, se non di più.

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