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Si litiga sulla conciliazione

di Gabriele Ventura  

Avvocatura a rischio implosione. Alcuni ordini locali, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, hanno infatti intenzione di combattere da soli la battaglia contro la conciliazione obbligatoria. Smarcandosi quindi sia dalle iniziative di protesta indette dall'Organismo unitario dell'avvocatura, sia dall'azione istituzionale intrapresa dal Consiglio nazionale forense nei confronti del governo.

Col risultato di un possibile «tutti contro tutti» per un unico obiettivo: cambiare le regole della nuova legge entrata in vigore lo scorso 21 marzo. Gli indizi del sempre più diffuso malcontento dei Consigli dell'ordine nei confronti degli organi di rappresentanza sono ben più di due: lo sciopero organizzato dall'Oua il mese scorso è stato giudicato un flop da alcuni presidenti territoriali, l'ordine degli avvocati di Venezia ha deliberato di non aderire alle prossime iniziative indette dal presidente Oua, Maurizio de Tilla, mentre il Consiglio di Roma, con tutta probabilità, oggi deciderà da un lato di partecipare alla manifestazione che si terrà al Cinema Adriano, dall'altro di lasciare liberi gli iscritti di scegliere se scioperare o meno. Insomma, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, alcuni Consigli dell'ordine temono un nuovo fiasco e non vogliono metterci la faccia. Semmai, l'intenzione è coordinarsi autonomamente per organizzare iniziative future e proporsi come soggetto interlocutore nei confronti delle istituzioni. Dando così seguito all'assemblea del febbraio scorso organizzata dall'ordine di Roma dove si sono poste le basi di un fronte comune tra i vertici locali (si veda ItaliaOggi del 22 febbraio scorso). «Sul nuovo sciopero indetto dall'Oua», afferma il presidente del Consiglio forense di Roma, Antonio Conte, «decideremo giovedì (oggi, ndr). È probabile che sceglieremo una via di mezzo, intervenendo alla manifestazione del cinema Adriano, e quindi aderendo alla protesta sulla conciliazione, ma lasciando liberi i colleghi di decidere se partecipare all'astensione. L'idea è interagire con gli altri ordini territoriali in modo informale e pensare eventualmente anche a iniziative future». Più netta la posizione del presidente dell'Ordine degli avvocati di Venezia, che ha deliberato di non aderire allo sciopero dell'Oua. Una posizione, afferma il presidente Daniele Grasso, condivisa da molti altri Consigli dell'ordine, tra cui Vicenza, Trento, Padova, Belluno e Ancona. «Contestiamo il metodo scelto dall'Oua», sottolinea Grasso, «non possiamo scegliere il percorso dell'emozionalità ma dobbiamo cercare di far crescere culturalmente la valutazione critica dell'avvocatura sull'impatto della conciliazione obbligatoria. Bisogna insomma prendere coscienza della situazione con un approccio di natura scientifica. Non possiamo accettare un confronto basato sulla reattività di pancia, ma dobbiamo intraprendere una via istituzionale, determinata e conscia delle responsabilità che ne conseguono». «Abbiamo constatato», continua il presidente dell'Ordine di Venezia, «che la prima fase delle iniziative dell'Oua non ha portato ad alcun risultato, e il metodo dell'astensione dalle udienze finisce anzi per accreditare agli occhi dell'opinione pubblica un'immagine distorta dell'avvocatura, ripiegata corporativamente sulla tutela di propri esclusivi interessi e responsabile del fallimento dell'istituto che così come strutturato è, invece, di per sé fisiologicamente destinato a non funzionare». «Riteniamo», conclude Grasso, «che il Cnf debba essere in linea di principio l'interlocutore istituzionale, poi se la sua azione non porta a risultati possiamo comunque agire autonomamente. In questo senso, la riunione degli ordini distrettuali del febbraio scorso costituiva una iniziativa autonoma sia rispetto alle determinazioni del Cnf sia nei confronti dell'Oua». Ricordiamo infine che la manifestazione nazionale organizzata dall'Oua e dall'Unione delle camere civili al cinema Adriano si terrà il 14 aprile, mentre lo sciopero si concluderà il 15.

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