Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Si lavora sui tempi delle liti civili

di Donatella Stasio

Apparentemente sembra cosa da poco. In realtà è una missione quasi impossibile, o almeno lo è stata finora: «Ridurre i tempi della giustizia civile in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie». Così dice Mario Monti al Senato. Due righe appena del suo discorso programmatico, ma con un peso specifico rilevante sui costi e sulla crescita del Paese, che per l'inefficienza della giustizia paga un prezzo altissimo, quantificato dalla Banca d'Italia in un punto di Pil. Di qui l'impegno del governo ad affrontare quest'emergenza – troppo a lungo trascurata a beneficio di (pseudo)riforme andate in direzione opposta – e a farlo anche con il taglio o l'accorpamento dei cosiddetti Tribunalini.

Se, infatti, la riduzione dei tempi lunghi della giustizia civile è l'obiettivo, nell'interesse dei cittadini e della competitività del sistema Paese, la revisione della geografia giudiziaria è uno strumento fondamentale per realizzarlo. Non è il solo, ma certo il più «strutturale» per recuperare risorse, razionalizzare quelle esistenti, modernizzare il sistema, creare specializzazioni nella magistratura. Il ministero della Giustizia ha stimato che farebbe risparmiare circa 300 milioni di euro l'anno. La riforma basterebbe, da sola, a dare credibilità all'azione di governo sulla giustizia, di fronte all'Europa e ai mercati. Ogni governo l'ha promessa ma non l'ha mai approvata, incapace di resistere a spinte corporative, politiche e localistiche. Una riforma essenziale, ma impopolare.

Il governo Monti non parte da zero, perché, complice la crisi economica, Berlusconi e il ministro della Giustizia Nitto Palma sono riusciti a far approvare, con la manovra di settembre, una legge delega per il taglio e l'accorpamento dei 1500 uffici giudiziari sparsi sul territorio secondo criteri che risalgono a due secoli fa. Ora, però, la delega va attuata (e, forse, in parte modificata) entro la prossima estate: compito lasciato in eredità a Monti e al nuovo ministro Paola Severino. In teoria la strada è in discesa perché l'attuazione della delega spetta al governo e non richiede un voto parlamentare, ma solo un parere delle Camere, obbligatorio ma non vincolante. Dunque non c'è il rischio che il partito del no – trasversale a tutti gli schieramenti – blocchi la riforma per fini elettorali.

Restano però da affrontare le fortissime resistenze degli avvocati, di alcuni sindaci, dei sindacati e anche di qualche magistrato «perdente posto», sebbene l'Anm abbia fatto di questa riforma una bandiera, considerandola prioritaria. Sulla stessa linea il Csm, che aveva dato a Palma la propria disponibilità a collaborare, ma che finora non è stato coinvolto nella fase di attuazione. La Severino – che ieri si è autosospesa temporaneamente dall'Albo degli avvocati – dovrà ripartire da qui per puntare, anche con altre misure sul civile (processuali, organizzative e ordinamentali) all'obiettivo indicato da Monti.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa