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Sì europeo alla flessibilità per 14 miliardi di euro. «Ora impegni per il 2017»

Uno scambio di lettere tra Bruxelles e Roma ha confermato che l’Italia, nella riunione di oggi della Commissione europea, dovrebbe veder accettata la flessibilità di bilancio richiesta per il 2016. Resta invece in discussione il problema principale della mancata riduzione del maxi debito pubblico.

I dati tecnici inviati dal vicepresidente lettone della Commissione europea e dal commissario francese per gli Affari economici, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, hanno ribadito questi orientamenti già espressi mercoledì scorso a Strasburgo dall’organismo del lussemburghese Jean-Claude Juncker. E che sono stati influenzati da trattative tra i governi perché, oltre all’Italia, anche Spagna, Portogallo e Francia rischiano deviazioni di bilancio. «Abbiamo ottenuto un accordo significativo e importante — ha commentato il premier Matteo Renzi —. Non è la soluzione di tutti i mali, ma afferma un principio: sulla flessibilità l’Europa c’è».

Dombrovskis e Moscovici scrivono che oggi a Bruxelles intendono «raccomandare» ai 26 colleghi di approvare flessibilità per l’Italia fino a 0,85% del Pil (stimabile in 13-14 miliardi). Copre i costi per riforme (0,5%), investimenti (0,25%), emergenze migranti (0,04%) e antiterrorismo (0,06%). «Nessun altro Stato membro ha mai chiesto, né ricevuto questa flessibilità» sottolineano nella lettera a Padoan, sollecitando in cambio «un impegno chiaro e credibile che l’Italia rispetti i requisiti del patto di Stabilità nel 2017». A Bruxelles temono una deviazione di 1,5-2% del Pil.

Sul maxidebito, che nel 2016 è stimato dalla Commissione ancora al picco del 132,7% del Pil (come nel 2015), Dombrovskis e Moscovici rinviano prudentemente a un rapporto tecnico in elaborazione basato «sull’articolo 126 (3) del Trattato». Ma la valutazione si annuncia politica. La maggioranza dei commissari è di centrodestra e fa riferimento alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene il rigore finanziario e le misure di austerità. I problemi di bilancio del premier spagnolo filo Merkel, Mariano Rajoy, che ha le elezioni in giugno, possono però favorire rinvii e compromessi anche per l’Italia e perfino per il Portogallo, che ha contestato a Bruxelles l’utilità delle politiche di austerità.

Padoan ha preferito mediare. E ha risposto alla lettera garantendo per il 2017 «un deficit dell’1,8%» e il rispetto delle «regole di bilancio», pur riservandosi «tutti i possibili sforzi per rilanciare la crescita e l’occupazione». L’Istat ha rivisto al ribasso la ripresa nel 2016 all’1,1% del Pil (dall’1,4%), come aveva già fatto la Commissione. E stima la preoccupante disoccupazione in lenta discesa all’11,3% (dall’11,9% del 2015).

I crediti deteriorati delle banche e i ritardi di competitività dovrebbero pesare oggi nelle raccomandazioni all’Italia. Le proposte della Commissione andranno ai ministri dell’Ecofin. Poi c’è il massimo livello decisionale del Consiglio dei capi di governo.

Ivo Caizzi

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