Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sì di Wall Street al debutto Fiat-Chrysler

Mancavano ancora due passaggi formali. Non puramente burocratici, ma ormai scontati: una volta approvata la fusione, e completato l’invio della relativa documentazione, nessuno ha mai messo in discussione il via libera di New York Stock Exchange e Borsa Italiana alla quotazione della «nuova» Fiat Chrysler Automobiles. Gli okay sono arrivati tra la serata e la notte (italiana) dell’altro ieri. E a questo punto è tutto pronto: lunedì 13 ottobre, come previsto, Fca esordirà a Wall Street e a Piazza Affari prenderà il posto della «vecchia» Fiat. 
Ci sarà un ulteriore step, per Milano: l’autorizzazione Consob al documento informativo. Anche qui però non si intravvedono ostacoli. È attesa in un paio di giorni. E dunque, come ribadisce la nota con cui ieri Torino ha confermato che «si sono avverate tutte le condizioni» alle quali il merger era stato subordinato, il calendario è definitivo. Dal 12 ottobre — domenica prossima — la fusione di Fiat Spa nell’olandese Fiat Investments Nv sarà operativa: nella nuova base legale di Amsterdam nascerà ufficialmente Fiat Chrysler Automobiles. Dal giorno dopo — lunedì — con l’acronimo Fca l’ormai ex Fiat comparirà prima in Piazza Affari, poi a Wall Street. Un esordio assoluto, a parte la breve parentesi degli Adr, per il lato italiano — se questa distinzione avesse ancora senso — del gruppo. Un ritorno per la componente americana: per Chrysler la quotazione al Nyse è un rientro e una rivincita. Carica, ovviamente anche da quel lato dell’Atlantico.
L’appuntamento lo segneranno Sergio Marchionne e John Elkann suonando la campanella di chiusura (non di apertura: non c’è collocamento, solo il listing di un titolo già scambiato su un altro mercato). In Italia saranno le 22. L’ora del primo bilancio di una storia tutta da scrivere, dalla quale amministratore delegato e presidente si aspettano moltissimo. Scambi superiori a quelli di Milano, intanto. E — ma questo è scontato — quotazioni che consentano di «piazzare», agli investitori istituzionali Usa, almeno il 2-3% del capitale a prezzi superiori ai 7,727 euro da pagare a chi ha esercitato il recesso (60 milioni di titoli in totale). La vigilia non promette benissimo: ieri, complici i dati in calo dell’auto brasiliana, Fiat ha perso il 2% ed è ridiscesa a 7,245 euro. Tempo per convincere gli americani, e magari non solo, Marchionne però ne ha. Il road show in partenza subito dopo l’esordio a Wall Street è in agenda per questo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa