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Sì di Poste alla nuova Alitalia, ora frena Atlantia

Poste Italiane investirà altri 70 milioni di euro nell’operazione di salvataggio Alitalia. La cifra è stata deliberata ieri dal consiglio di amministrazione del gruppo, che così facendo aumenta a quota 145 milioni di euro l’investimento nel settore del trasporto aereo. 
Ai 75 milioni versati, e ormai bruciati, nell’autunno scorso per rilevare il 19,5% di Alitalia, si aggiungono ora quelli che l’amministratore delegato, Francesco Caio, intende impiegare in una società cuscinetto tra la vecchia Alitalia (dove restano debiti e contenziosi pregressi) e la nuova compagnia che avrà Etihad azionista al 49% (a fronte di 560 milioni di investimenti promessi). Non a caso Poste ha ribadito in una nota che «il consiglio ha deliberato un finanziamento a favore di un veicolo societario dedicato (MidCompany), delegando all’Ad (Francesco Caio) la definizione dei dettagli tecnici dell’operazione». Una precisazione utile a ribadire anche agli occhi degli altri soci di Cai, la holding a cui fa capo l’attuale Alitalia, che i soldi non andranno a garanzia di debiti e oneri pregressi. Un destino cioè diverso dai circa 225 milioni che le banche (Unicredit e Intesa Sanpaolo) e gli altri azionisti (a partire da Roberto Colaninno e Atlantia) dovranno versare per ricapitalizzare la vecchia Alitalia. Consentendo così al vettore di scongiurare il fallimento e di sopravvivere fino al closing con Etihad.
Il diverso trattamento è un nodo che ha generato frizioni e discussioni tuttora in corso tra i soci di Alitalia. Ieri mattina Atlantia (Benetton) ha ripetuto ciò che va dicendo da giorni. Caio avrebbe cambiato la carte in tavola. Ragione che ha spinto il gruppo guidato da Giovanni Castellucci a spiegare che l’ipotesi della midcompany , illustrata due giorni fa in occasione del vertice svolto a Palazzo Chigi, tra il governo e i soci di Cai, è «significativamente» diversa da quanto discusso in precedenza. Atlantia, fermo restando il progetto Alitalia-Etihad, si riserva ogni valutazione. Concetti taglienti tenuto conto che ieri è scaduto il termine fissato dalla compagnia emiratina per la definizione dell’accordo con Alitalia. Atlantia sembra però determinata a non mollare. «Sono in corso le opportune verifiche – fa sapere la società – e valutazioni circa la fattibilità della struttura, la parità di trattamento dei soci e gli impatti societari ed economici dell’intera operazione». Gli angoli da smussare non sono solo tra i soci chiamati, tra l’altro, a ricapitalizzare per l’ennesima volta la compagnia con ulteriori 50 milioni di euro. Oggi si terrà il consiglio di amministrazione di Alitalia per predisporre la nuova iniezione di capitale, dopo quella da 250 milioni deliberata il 25 luglio. La scadenza dei termini per accordarsi impone intanto di correre.
Ieri notte l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, ha inviato la lettera di risposta alle richieste di chiarimenti di James Hogan, numero uno di Etihad. Il documento punta a rassicurare la compagnia di Abu Dhabi principalmente su due questioni. La prima è quella della liquidità di Alitalia, sufficiente, secondo Del Torchio, a garantire la chiusura dell’accordo nei termini stabiliti nei mesi scorsi. I 50 milioni di ulteriore ricapitalizzazione dovrebbero tranquillizzare Hogan una volta per tutte. Sebbene per arrivare alla firma dell’accordo servirà qualche giorno in più (la settimana prossima si terrà un’assemblea per l’aumento di capitale).
La seconda questione è altrettanto spinosa. Del Torchio ha fornito chiarimenti sulla midcompany , una soluzione che a Hogan non piace. In particolare, avrebbe voluto che i 70 milioni di Poste contribuissero a rafforzare la provvista a copertura della voragine dei conti della vecchia Alitalia.

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