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Sì di Berlino al referendum greco

I creditori internazionali della Grecia hanno avvertito nuovamente ieri il paese mediterraneo che nonostante recenti «progressi» nei colloqui in vista dell’esborso di nuovi aiuti, il divario tra le parti rimane ancora troppo ampio per garantire ad Atene ulteriore sostegno finanziario. La presa di posizione è giunta mentre la Germania, a sorpresa, si è detta favorevole alla scelta di chiedere agli elettori greci di approvare la futura intesa, peraltro ancora lontana.
«Accogliamo con soddisfazione il progresso effettuato finora – ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem –. Al tempo stesso, più tempo e maggiori sforzi sono necessari per ridurre il divario» tra le parti. L’uomo politico ha sottolineato che la Grecia e i suoi creditori hanno «un interesse comune» a trovare un accordo il più velocemente possibile. Non c’è intesa su riforma del sistema pensionistico, riforma del mercato del lavoro, e neppure sugli obiettivi di bilancio 2015-2016.
Proprio la settimana scorsa, la Commissione ha pubblicato nuove previsioni di finanza pubblica che mostrano in Grecia un gravissimo deterioramento del deficit e dell’economia (si veda Il Sole 24 Ore del 6 maggio). Alla luce del cattivo andamento dei conti pubblici circolano da tempo voci su un prossimo terzo programma di aiuti. Ieri Dijsselbloem ha sottolineato come questa ipotesi verrà discussa solo dopo la conclusione dell’attuale memorandum in scadenza alla fine di giugno.
I ministri delle Finanze della zona euro si sono riuniti ieri qui a Bruxelles per una prevista riunione dell’Eurogruppo nella quale hanno ricevuto un aggiornamento dei colloqui tra la Grecia e le tre istituzioni creditrici: il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea. L’istituto monetario fa dipendere da un accordo la possibilità di aumentare il tetto delle emissioni di buoni del Tesoro da parte del Governo, oggi limitato a 15 miliardi di euro.
Per ora, lo stato di avanzamento dei colloqui non sembra possa permettere alla Bce di alzare il tetto di emissioni, una delle richieste più urgenti del governo greco. In una conferenza stampa il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha spiegato sempre ieri che la situazione della liquidità è «urgente» – da risolvere «entro un paio di settimane» – e ha chiesto che l’istituto monetario riveda il tetto di finanziamento del governo per contribuire a scalfire la spirale debitoria e deflazionistica.
Finora, i partner della Grecia hanno sempre respinto in blocco l’idea di un voto popolare su una futura intesa con i creditori, ai loro occhi fonte di incertezza sui mercati. Berlino ha cambiato idea. «Se il governo greco crede di dover organizzare un referendum, ebbene che lo faccia», ha spiegato ieri il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. «Potrebbe rivelarsi una misura utile per permettere al popolo greco di decidere se è pronto ad accettare ciò che è necessario, o se vogliono qualcosa di diverso» .
Evidentemente, la Germania vede nella possibilità di un referendum un modo per mettere la Grecia dinanzi alle proprie responsabilità, mentre il governo del premier Alexis Tsipras afferma pubblicamente che la sua strategia di politica economica e la sua tattica negoziale con i creditori internazionali sono appoggiate pienamente dall’elettorato greco. Il momento è delicato. Più passa il tempo, più il Paese è a rischio di subire una crisi di liquidità.
I colloqui su un nuovo pacchetto di misure economiche devono servire alla Grecia per concludere il memorandum in scadenza alla fine di giugno e strappare nuovi aiuti per 7,2 miliardi di euro. Da settimane, le trattative vanno a rilento anche per le evidenti contraddizioni tra le richieste politiche dei creditori internazionali e gli impegni elettorali del governo Tsipras. Ieri intanto la Grecia ha rimborsato un prestito ricevuto a suo tempo dall’Fmi per un totale di 750 milioni di euro.
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