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Sì dell’Italia al fondo salva-Stati

A ridosso del vertice europeo del 28 e 29 giugno scorsi, Mario Monti ha chiesto e ottenuto dal Parlamento l’ok definitivo alla riforma del mercato del lavoro, così da rafforzare la sua posizione a Bruxelles. Ieri, alla vigilia dell’Eurogruppo chiamato a definire i dettagli della concessione del piano di aiuti alla Spagna, ha incassato alla Camera il sì definitivo alla ratifica del fiscal compact e del fondo salva Stati (Esm). Nella prima votazione i voti a favore sono stati 368, 65 i contrari e altrettanti gli astenuti. Idv e Lega hanno votato contro, così come, in dissenso dal proprio gruppo, diversi deputati del Pdl. Fra i pidiellini non hanno partecipato al voto in 43. Altri 43 si sono astenuti. Tutti i deputati del Pd hanno votato a favore, anche se il segretario Pier Luigi Bersani avverte: va bene il fiscal compact «ma non basta solo tirare la cinghia». Tutti i leader erano assenti, tranne quelli del Carroccio. Subito dopo via libera anche alla ratifica dell’Esm con 325 voti favorevoli, 53 contrari e 36 astenuti.
Due passaggi importanti, cui ora l’Italia appone il suo sigillo, unendosi alla pattuglia di Paesi che hanno già provveduto alla ratifica. Tra questi non c’è la Germania, che per perfezionare l’iter attende il pronunciamento della Corte costituzionale il 12 settembre. Non è stato possibile dunque anticipare dal 1° gennaio 2013 al luglio di quest’anno l’effettiva operatività del fondo salva Stati permanente. L’Eurozona si appresta così ad affrontare l’estate sui mercati senza la protezione del nuovo meccanismo di stabilità. Resta in piedi l’Efsf, il fondo di stabilizzazione temporaneo, secondo le modalità già seguite per il programma di aiuti alla Grecia per complessivi 110 miliardi, all’Irlanda (85 miliardi) e al Portogallo (78 miliardi). Lo scorso febbraio è stato concesso un secondo prestito alla Grecia per altri 130 miliardi. L’Efsf resterà attivo fino a metà 2013, mentre la capacità effettiva di prestito del nuovo fondo è di 500 miliardi. Si agirà su richiesta di assistenza del singolo Paese e l’Esm avrà facoltà di ricapitalizzare direttamente gli istituti bancari nel rispetto di «appropriate condizionalità» fissate nel memorandum d’intesa (tra cui l’osservanza delle regole europee sugli aiuti di Stato). La Bce fungerà da “agente” per conto del fondo.
Quanto al fiscal compact, si tratta di un’edizione rafforzata del «Six-pack», con annessi l’obbligo del pareggio di bilancio e la correzione automatica in caso di sforamento. La convergenza verso gli obiettivi di medio termine potrà avere uno scostamento massimo per il deficit strutturale pari allo 0,5% del Pil, con esclusione delle circostanze eccezionali già previste dalla precedente disciplina di bilancio. Viene altresì ribadita la regola della riduzione di un ventesimo l’anno del debito per la quota che ecceda il 60% del Pil, con annesso meccanismo sanzionatorio. Ieri Fitch ha confermato il rating a lungo termine dell’Italia ad «A-» con un outlook negativo. Uno dei fattori chiave della conferma, spiega Fitch, è proprio l’approvazione del fiscal compact insieme alle riforme del lavoro e delle pensioni, all’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e ai quattro pacchetti fiscali approvati nell’ultimo anno.
Intanto ieri il ministro dell’Economia Vittorio Grilli a un convegno al Senato sul credito per le imprese ha escluso rischi di contagio dalla Spagna pur parlando di una «sfida grave» per la nostra economia. E ha assicurato: «Abbiamo tutte le carte in regola per superarla». Le garanzie al sistema delle Pmi sono «un tema cruciale in una fase di congiuntura sfavorevole». Ma il loro uso finora è stato facilitato perché «il nostro sistema bancario è sostanzialmente sano rispetto a quello degli altri paesi europei». Dal 2008, ha sottolineato Grilli, a fronte di aiuti per le banche europee di 1.600 miliardi, l’Italia ha pesato meno dell’1%.

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