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Sì delle Camere al Recovery Draghi: adesso obiettivo fondi

La variabile decisiva è il tempo. Rinviare il sì del Parlamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza non sarebbe stato privo di conseguenze. Nel giorno in cui il Recovery italiano riceve a larghissima maggioranza il via libera di Camera e Senato, Mario Draghi lo ripete ancora una volta. La scadenza del 30 aprile «non è mediatica», dice il presidente del Consiglio. «Ribadisco il profondo rispetto che il governo ed io abbiamo per il Parlamento. Indubbiamente i tempi erano ristretti ma se si arriva prima, si ha accesso ai fondi prima», insiste Draghi nel corso della sua replica, rivolgendosi in particolare all’opposizione, e cioè a Fratelli d’Italia che lamentava lo scarso spazio messo a disposizione di deputati e senatori per esaminare il Piano, ma che alla fine ha comunque deciso di non votare contro astenendosi.

Il premier ricorda che «la Commissione andrà sui mercati per finanziare questo fondo a maggio-giugno, poi la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista, sennò si andrà più avanti» e l’anticipo del 13% potrebbe anche slittare «a dopo l’estate». Ecco perché Draghi ha trasformato in vincolante e non meramente ordinatorio il termine del 30 aprile. E per rispettare l’appuntamento il via libera del Parlamento, a cui seguirà ora quello ufficiale del Consiglio dei ministri, non poteva subire rinvii. Il premier ha in mano gli appunti della replica. Ma per lunghi tratti, soprattutto quando interviene al Senato (dove nel corso del primo intervento era stato protagonista di una gaffe confondendoli con gli «onorevoli deputati»), parla a braccio e con enfasi.

«Sono stato spesso rimproverato, avendo promosso una politica più espansiva, ad aver rimosso lo stimolo per i paesi a fare riforme. Non è vero, non c’è nessuna relazione», ha detto il premier facendo riferimento alla sua passata stagione alla Bce. E la dimostrazione è che le riforme «ora le faremo» vincendo su quella «inerzia istituzionale» che frena il Paese da almeno 30 anni. È la «scommessa» sul debito buono, «sulla capacità di spendere e spendere bene», ha detto ancora Draghi, evidenziando che «noi saremo responsabili del successo o della perdita di questa scommessa». In gioco non c’è solo il futuro dell’Italia, ma dell’Europa perché in caso di sconfitta «non ci sarebbe più la possibilità di convincere gli europei a fare una politica fiscale comune, a mettere i soldi insieme».

Il ruolo del Parlamento è quindi «determinante» perché è da lì che passeranno le riforme senza le quali «dispero di spendere bene tutti questi soldi». A maggio, ha confermato il premier, arriverà il primo decreto Semplificazioni che faciliterà anche il ricorso all’eco-bonus del 110% «in modo che così la gente lo possa usare». Sempre il prossimo mese sarà approvato dal Cdm il decreto legge sulla Governance. «Dobbiamo lavorare insieme», ha rilanciato il premier perché «i cambiamenti epocali che ci sono nel piano saranno attuabili solo se c’è volontà di successo, non di sconfitta». Un appello rivolto anzitutto ai partiti della sua maggioranza ma anche a tutte le forze politiche e «a tutto il popolo italiano». Draghi ha insistito particolarmente anche sul ruolo di Regioni e enti locali (oggi arriverà il via libera di Governatori e sindaci) e è tornato sulla riforma del Fisco: entro luglio la legge delega. Nessuna anticipazione. «Troppo presto» dice il presidente Consiglio, che sulla riforma fiscale chiede al Parlamento «indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili».

A chi ha criticato il piano per le risorse insufficienti al Sud, oltre a ribadire che il 40% dei fondi a disposizione andrà alle regioni meridionali ha sottolineato che «le risorse saranno sempre poche se uno non le usa». Quello che aspetta il Governo e le Camere è un lavoro imponente (dalla Giustizia civile e penale al codice degli Appalti), da cui dipende la ripresa sostenuta su cui il premier ha puntato moltissimo se non tutto. La pensa così anche Fitch. «Dipenderà dalla capacità istituzionale dell’Italia di usare efficacemente i fondi del Next generation Eu e dalla capacità del Governo di realizzare riforme economiche mirate», sottolinea l’agenzia di rating con riferimento agli obiettivi di crescita per «stabilizzare e abbassare il rapporto debito/Pil».Sul Ponte di Messina pronta «una relazione che sarà inviata al Parlamento».

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