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Sì della Camera alla legge di stabilità

Il Governo riceve il disco verde della Camera sulla legge di stabilità ma rischia di inciampare sul disegno di legge di Bilancio. Che non ha potuto essere approvato dall’assemblea di Montecitorio per un errore tecnico, di tipo interpretativo, sulla collocazione nelle tabelle delle risorse collegate al trasporto pubblico locale, a cominciare da quelle relative all’accisa regionale sulla benzina, consegnate dall’esecutivo dopo il via libera del Consiglio dei ministri in tarda mattinata alla Nota di aggiornamento del Bilancio 2013. Così, dopo le scuse presentate in Aula dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda e l’invio da parte del Tesoro di una relazione esplicativa, il voto è slittato a lunedì. Anche perché nel tardo pomeriggio di ieri molti deputati risultavano assenti, soprattutto tra i banchi del Pdl (criticato per questo motivo da Pd e Udc), con il conseguente rischio di mancanza del numero legale.
Già in mattina, del resto, le presenze in Aula non si sono rivelate particolarmente numerose. La legge di stabilità è stata infatti approvata con 372 sì, 73 no e 16 astenuti e passa ora al Senato dove sarà completato il restyling avviato dalla Camera. L’intoppo sul Bilancio si è presentato, dopo che già in mattinata l’esecutivo era andato sotto su due ordini del giorno sulla promozione della cultura e della lingua italiana all’estero e, soprattutto, sulla Tobin tax. Quest’ultimo, presentato dal Pd e approvato quasi all’unanimità (433 sì), impegna il Governo «a considerare un ampliamento della base imponibile che includa tutti gli strumenti derivati ed una conseguente riduzione delle aliquote» tenendo in considerazione anche gli operatori esteri e i trader on-line (si veda altro articolo in pagina). Su questo punto il governo dovrebbe comunque presentare una sua proposta al Senato.
A far salire la tensione è stato l’impasse sul bilancio. Dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento da parte del Consiglio dei ministri, ai deputati, in primis al relatore Amedeo Ciccanti (Udc) e ai membri della commissione Bilancio, non risultava chiara la contabilizzazione di quasi 2 miliardi sul fronte delle entrate rispetto all’impalcatura contabile della legge di stabilità. Una sfasatura che ha alimentato molti sospetti nell’opposizione e che è stata definita da diversi deputati della maggioranza un mezzo pasticcio. Ciccanti, in particolare, ha sollecitato il Governo a chiarire la «mancata coincidenza» tra il dato sulle mancate entrate attese per il 2013 indicato in ottobre in sede di presentazione del Ddl di stabilità (2,417 miliardi) e lo stessa voce indicata ieri con la nota di aggiornamento (754 milioni). Una differenza che, è stato successivamente chiarito dall’Esecutivo, tiene conto della riclassificazione, di fatto da “uscite” a “entrate” di 1,630 miliardi destinati al Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, derivanti dalle accise di competenza regionale. Il perimetro contabile non era comunque, in ogni caso, messo in discussione. «Da una verifica approfondita dei dati del bilancio dello Stato si è constatato che gli equivoci interpretativi sono derivati da una errata, ovvero incompleta, rappresentazione dei dati e non da un’alterazione delle grandezze finanziarie», ha alla fine affermato lo stesso Ciccanti.
Ora la palla passa al Senato dove proseguirà il restyling del testo avviato dalla Camera. I partiti della maggioranza hanno già abbozzato un pacchetto di modifiche. Che non è neppure troppo ristretto. Il Pdl punta soprattutto a un nuovo intervento sulla sicurezza e sui Comuni e il segretario Angelino Alfano lo ha ripetuto in modo chiaro dopo aver incontrato una delegazione dell’Anci. Nel primo caso si punta a una micro-dote da 20-30 milioni per rallentare la morsa della spending review sulla falsariga delle modifiche già introdotte dalla Camera con deroghe al blocco del turn over. Sul versante dei Comuni l’idea è quella di estendere l’allentamento del patto di stabilità interno, fin qui previsto solo per i Comuni alluvionati, sostenendo gli enti locali “virtuosi” maggiormente in difficoltà per il meccanismo dei tagli lineari. Un’ipotesi sul tappeto è quella di far leva sullo strumento di bilancio del “consolidato regionale”.
Su nuovi ritocchi al capitolo Comuni spinge anche il Pd che preme pure sulla scuola per la quale potrebbero arrivare misure ad hoc per l’edilizia scolastica. Un altro ritocco considerato certo è quello per il ripristino dell’indicizzazione delle pensioni di guerra. E altrettanto certo è il raddoppio della dote, da 200 a 400 milioni, per i malati di Sla. La vera partita al Senato si giocherà sul recupero dei 250 milioni per la detassazione della produttività nel 2013 spostati ala voce “Comuni alluvionati” (si veda altro articolo a pagina 7), e sulle modifiche alla Tobin tax.
In ogni caso sul cammino operazione-ritocchi c’è un altro arduo ostacolo da superare: le risorse necessarie per rispettare i saldi della legge di stabilità. Per realizzare in toto il menù di interventi che si sta abbozzando a palazzo Madama servirebbero non meno di 600-700 milioni (secondo alcuni tecnici 8-900 milioni). Al momento l’unica fonte interna al provvedimento nel mirino dei senatori è il fondo Irap da oltre 500 milioni per professionisti e autonomi voluto alla Camera da Renato Brunetta (Pdl). La coperta, insomma, appare corta.

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