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Sì del Parlamento all’aumento del deficit

Via libera del Parlamento alla nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza che traccia la strada per il disegno di legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria, che sabato arriva in consiglio dei ministri. Sul Def Camera e Senato hanno approvato due risoluzioni: la prima autorizza il governo a innalzare per l’anno prossimo il deficit fino a un massimo del 2,4% del Pil, il Prodotto interno lordo, anche per realizzare interventi di «natura eccezionale», come quelli per affrontare la questione migranti e per la messa in sicurezza del territorio dopo il terremoto di Amatrice. La seconda lo impegna a inserire nella legge di Bilancio una serie di misure, con qualche novità rispetto agli annunci degli ultimi giorni. Cosa succederà adesso?

Dopo il via libera di sabato prossimo alla legge di Bilancio, il governo invierà a Bruxelles il Dpb, ennesima sigla del già ricco comparto del settore, che sta per Documento programmatico di bilancio. In quel documento sarà indicato un rapporto deficit/Pil pari al 2,2%: a metà strada fra il 2% scritto nel Def e il 2,4% sul quale ieri è arrivato l’ok del Parlamento. A quel punto arriverà la validazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’autorità indipendente sui conti pubblici, che nei giorni scorsi aveva manifestato perplessità sui numeri forniti dal governo. E questo perché con un deficit più alto, e quindi con maggior spesa pubblica, nel 2017 la crescita del Pil all’1% diventerebbe raggiungibile. Magari con la tentazione, durante l’esame del ddl di Bilancio in Parlamento, di rivedere ancora al rialzo sia il deficit sia la crescita per aggiungere qualche intervento in corsa, a pochi giorni dal referendum costituzionale di dicembre. La crescita, del resto, è ancora il problema numero uno. «Da un anno e mezzo siamo stentatamente in ripresa» dice il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi. Mentre incombe la questione banche con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, sul futuro del Monte dei Paschi di Siena, dice che non ci sarà «né supporto pubblico né bail in».

Nelle risoluzioni approvate ieri ci sono diverse tracce della manovra in arrivo sabato. C’è l’ipotesi di non far pagare le tasse universitarie agli studenti degli atenei statali al di sotto di una «determinata soglia di Isee», l’indicatore che misura la ricchezza delle famiglie. Un’asticella unica, che prenderebbe il posto di quelle oggi fissate a livello regionale. C’è anche l’idea, non meglio definita, di una «misura apposita in favore dei nuclei familiari con almeno due figli in condizioni di difficoltà economia».

È probabile che il Fondo sanitario nazionale salga ma meno del previsto: dai 111 miliardi dell’anno scorso fino a 112 e non a 113 come da accordo fra governo e Regioni. Sulle pensioni non è detto che nella legge di Bilancio entrino tutte le misure definite nel lungo confronto con Cgil, Cisl e Uil. Nella versione approvata ieri dalle Camere dice solo che «si terrà conto dell’accordo fra governo e sindacati». Nessun vincolo a trasformare in legge tutte le misure. Se i conti non quadrano qualcosa resterà fuori.

Ieri è stato inoltre raggiunto l’accordo con i sindacati dei bancari per agevolare le uscite volontarie. Il governo dovrebbe varare una misura di sostegno al Fondo Esuberi di categoria.

Lorenzo Salvia

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