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Sì dei soci, Fiat-Chrysler a metà ottobre

Ora ci sono i numeri: il diritto di recesso legato alla fusione di Fiat-Chrysler in Fca è stato esercitato per un numero di azioni pari a circa 60 milioni e per un controvalore di 463,6 milioni di euro. La condizione fissata dal consiglio di amministrazione del Lingotto per procedere all’operazione era di non oltrepassare il tetto di spesa di 500 milioni. 
Che la fusione avesse superato l’ultimo ostacolo, il gruppo lo aveva annunciato a fine agosto, quando aveva fatto sapere che i soci che avevano spedito a Torino la domanda di recesso rappresentavano meno del 5% del capitale. Ieri però sono arrivati i numeri esatti, che sono stati accolti con favore dalla Borsa: il titolo Fiat ha chiuso in rialzo dell’1,39% ed Exor, la holding della famiglia Agnelli, ha registrato un +3%.
Ora sono previsti alcuni passaggi tecnici. Come prevede la normativa italiana, le azioni oggetto di recesso devono essere offerte in opzione al valore di liquidazione (7,727 euro a titolo) ai soci che hanno deciso di partecipare alla nascita di Fiat Chrysler Automobiles. L’offerta rimarrà aperta dal 5 settembre al 6 ottobre. Nel caso rimanessero delle azioni, la società potrà collocarle in Borsa sempre al valore di liquidazione e l’offerta dovrà durare almeno un giorno. Eventuali titoli invenduti, passati sei mesi dalla data in cui il diritto di recesso è stato comunicato, saranno acquistati da Fca e annullati. Per quanto riguarda i creditori, che possono chiedere di recedere fino al 4 ottobre, Fiat aveva detto che il processo di opposizione non avrebbe impedito «il tempestivo completamento della fusione intorno alla metà del mese di ottobre». Il Lingotto ieri ha anche incrementato il prestito obbligazionario da 850 milioni di euro con cedola fissa al 4,75% e scadenza luglio 2022, emesso il 15 luglio dalla controllata Fiat Finance and Trade.
Quali sono le prossime tappe? Prima cosa ci sarà la fusione del gruppo nella holding olandese Fiat Investments Nv e il cambio di nome in Fiat Chrysler Automobiles, acronimo Fca, che avrà sede legale ad Amsterdam, mentre la sede fiscale sarà a Londra. Poi a metà ottobre, probabilmente lunedì 13, ci sarà la quotazione al New York Stock Exchange. Obiettivo, come ha spiegato in più occasioni il presidente di Fiat John Elkann, «dare il giusto rilievo all’importanza delle attività del gruppo sul mercato statunitense e rendere più efficienti le attività di finanziamento». Quanto a un eventuale rafforzamento patrimoniale, sarà il consiglio di Fca di fine ottobre a valutare il da farsi.
Con la fusione, Fiat Chrysler Automobiles diventa il settimo gruppo automobilistico mondiale, con 4,7 milioni di vetture vendute all’anno nel mondo. Però «il traguardo è 7 milioni all’anno, aprendoci la possibilità di guadagnare almeno un’altra posizione nella classifica globale dei principali costruttori», ha ribadito l’amministratore delegato Sergio Marchionne pochi giorni fa al Meeting di Rimini, dove ha ripercorso le tappe che hanno portato Fiat, sull’orlo del fallimento, a scommettere su Chrysler che era in bancarotta: un’operazione per la quale «ci siamo giocati tutto — ha detto —: credibilità, reputazione e io, personalmente, anche la carriera». I dati delle vendite di agosto di Chrysler registrano negli Stati Uniti un +20%, il miglior agosto dal 2012, e in Canada il cinquantasettesimo consecutivo di crescita, certificando che il mercato americano dell’auto è tornato in salute.

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