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Sì dei soci Fca-Psa, nasce Stellantis «Puntiamo a 5 miliardi di sinergie»

Sinergie sui costi per cinque miliardi con un rapporto negoziale di maggior forza sulla catena di approvvigionamento. La convergenza delle piattaforme per la costruzione di veicoli, ereditando quelle elettriche più avanzate in dotazione a Psa. E poi uno stock di 8,1 milioni di auto vendute all’anno, un bacino ampio per tentare la riconversione all’elettrico con le economie di scala necessarie per produrre batterie. Perché serviranno diverse gigafactory da qui ai prossimi anni.

Stellantis, la holding che eredita le due case automobilistiche Fiat-Chrysler e Psa, nascerà il 16 gennaio. Le assemblee dei soci dei due gruppi, convocate ieri in via straordinaria e ovviamente da remoto, hanno dato il via libera quasi all’unanimità alla fusione paritetica completando l’ultima tappa dell’integrazione dopo il recente ok (condizionato) dell’Antitrust Ue. Stellantis sarà quotata su tre listini — Milano e Parigi, dove le contrattazioni cominceranno il 18 gennaio, New York, il 19 gennaio — diventando il quarto gruppo al mondo per volumi. Ai soci di Fca — che per fatturato pesa di più di Psa — verrà corrisposto un dividendo straordinario da 2,9 miliardi compensando la fusione alla pari (50% e 50% con un consiglio di amministrazione di 6 componenti di derivazione francese e cinque riconducibili alla casa italo-americana) corrispondente a 1,84 euro per ogni azione ordinaria. E il 23% di Faurecia, nel perimetro di Stellantis, dotandola di maggiore cassa rispetto agli accordi immaginati un anno fa. All’azionista di riferimento Exor, la holding della famiglia Agnelli, spetta poco meno di 1 miliardo. La fusione la converte nel primo socio (col 14%) di Stellantis nel cui capitale figurano la famiglia Peugeot, lo Stato francese e i cinesi di Dongfeng avviati all’uscita.

I governi di Roma e Parigi esprimono apprezzamento per la fusione. Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e dell’economia francese, Bruno Le Maire, ritengono che possa crearsi un «nuovo campione europeo verso la transizione verde». Da Parigi si parla di «fatto epocale» e non sfugge che a guidare sia Carlos Tavares — che evidenzia la giusta «taglia per garantire un futuro al gruppo» — coadiuvato dal presidente John Elkann. Che rivendica «il ruolo chiave nel prossimo decennio che ridefinirà la mobilità», restando «azionisti di riferimento». Psa porterà in dote i maggiori volumi in Europa su cui pesano però i vincoli sulle emissioni e il rischio di maxi-multe in caso di non raggiungimento degli obiettivi. Sull’elettrico i francesi hanno scommesso con maggior vigore, mentre Fca sta proseguendo su una politica di compresenza tra diesel e benzina, elettrico e ibrido. Ma la sfida del prossimo decennio è aggredire il mercato cinese su cui entrambi recitano un ruolo marginale. L’attesa sarà per il piano industriale che sarà svelato da qui a qualche mese. Il primo test per Stellantis: si capirà se ci sono sovrapposizioni sugli impianti, il timore dei sindacati. Quelli italiani, privi di una legge sulla rappresentanza, non hanno un posto nel board.

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