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Sì condizionato della Corte tedesca

BERLINO — La grande paura è finita. I giudici di Karlsruhe hanno stabilito che la Costituzione tedesca, di cui sono i supremi custodi, «non è stata violata» con l’approvazione del nuovo Fondo salva Stati e del Patto fiscale. Un «sì condizionato», come era stato previsto alla vigilia di questa sentenza decisiva per il futuro della moneta unica, che permetterà quindi di diventare operativo all’Esm, il meccanismo europeo di sicurezza. Ma la Corte ha attribuito al parlamento di Berlino un potere di veto su ulteriori aumenti degli impegni tedeschi (che ammontano attualmente a 190 miliardi di euro) nei salvataggi europei e ha stabilito che il Bundestag dovrà essere informato su tutti gli interventi che verranno compiuti. Per il momento si tratta comunque di un importante via libera, tanto che Angela Merkel ha potuto dire che quella di ieri è stata «una buona giornata per la Germania e per l’Europa». «Ancora una volta — ha sottolineato la cancelliera — inviamo un forte segnale della nostra determinazione».
Erano le 10.14 di ieri mattina quando il presidente della Corte costituzionale, Andreas Vosskuhle, ha iniziato a pronunciare le parole decisive. Sono stati respinti i sei ricorsi, presentati dal parlamentare cristiano-sociale Peter Gauweiler, dal partito di estrema sinistra Linke e dall’associazione «Più democrazia». Ma nelle prossime settimane, in vista della pubblicazione delle conclusioni definitive dei «togati in rosso», sarà discussa anche la mozione di urgenza con cui il deputato euroscettico della Csu (l’ala bavarese del partito di Angela Merkel) aveva tentato all’ultimo minuto di bloccare tutto, sostenendo che la scelta della Banca centrale europea di procedere ad acquisti illimitati di titoli di Stato dei Paesi indebitati aveva cambiato il quadro della situazione. I giudici di Karlsruhe discuteranno quindi anche se il «piano Draghi» possa mettere in questione i termini di adesione della Germania alla Bce. «L’Esm è salvo, ma il ruolo della Bce certamente no», ha osservato, parlando con l’agenzia Reuters, Kai von Lewinski, professore di diritto alla Humboldt Universität di Berlino.
«Nessuno può dire con certezza quali misure siano le migliori per la Repubblica federale tedesca e per il futuro dell’Europa nella crisi attuale», ha detto il quarantottenne ex rettore dell’Università di Friburgo nell’illustrare le conclusioni a cui è pervenuto il «secondo Senato» di Karlsruhe, aggiungendo però che la responsabilità compete in primo luogo «a chi è stato eletto dal popolo». Un segno di rispetto per la politica, ma soprattutto per il ruolo centrale del Parlamento che continua ad essere, come è già avvenuto in passato, il punto di riferimento delle valutazioni della massima istituzione giuridica tedesca. Non a caso l’ex ministro della Giustizia Herta Däubler-Gmelin, socialdemocratica, che ha rappresentato in aula le ragioni di «Più democrazia», ha fatto sapere di «non essere scontenta». E il presidente del Bundestag, il cristiano-democratico Norbert Lammert, ha parlato di un «doppio chiarimento», tanto sulla costituzionalità di Esm e Patto fiscale quanto sulla partecipazione dei deputati al processo decisionale dell’Unione Europea.
Le osservazioni degli otto giudici saranno probabilmente recepite in un protocollo aggiuntivo alle leggi di ratifica, approvate in luglio da Bundestag e Bundesrat, che il presidente federale Joachim Gauck non aveva firmato in attesa del pronunciamento della Corte. Adesso lo farà «il più presto possibile», hanno annunciato i suoi collaboratori. Un sospiro di sollievo anche per lui, che non aveva nascosto, martedì sera, di prepararsi a trascorrere una notte «un po’ inquieta», in attesa delle parole dell’uomo a cui Angela Merkel aveva offerto di trasferirsi allo Schloss Bellevue dopo le dimissioni di Christian Wulff.

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