Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Si apre la strada agli abogados

Diventare abogado non costituisce abuso del diritto. Il Consiglio dell’Ordine forense non può quindi rifiutare ai propri iscritti che abbiano conseguito il titolo in un altro stato membro l’iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati stabiliti. Sono le conclusioni che l’avvocato generale, Nils Wahl, ha presentato ieri di fronte alla Corte di giustizia europea nell’ambito delle cause Torresi C-58/13 e C-59/13.

Il Consiglio nazionale forense aveva infatti fatto ricorso alla Corte Ue con l’obiettivo di chiarire una volta per tutte se la pratica di acquisire la laurea in giurisprudenza in Italia, trasferirsi in Spagna per ottenere il titolo di abogado sfruttando l’opportunità dell’assenza (fino a poco più di un anno fa) o del ben più facile esame di stato, per poi tornare in Italia a chiedere l’iscrizione automatica all’elenco speciale degli avvocati stabiliti, costituisca abuso del diritto alla luce dei principi del Trattato Ue. Secondo Wahl, invece, il semplice fatto che un cittadino scelga di acquisire il titolo di avvocato in un altro stato membro allo scopo di beneficiare di una normativa più favorevole non costituisce abuso del diritto. E anzi, il rifiuto dell’ordine all’iscrizione pregiudica il corretto funzionamento della direttiva sul libero stabilimento e compromette i suoi obiettivi. La vicenda nasce per iniziativa di Angelo Alberto Torresi e Pierfrancesco Torresi, laureati in giurisprudenza in Italia. Successivamente sono riusciti a iscriversi come «abogado ejerciente» presso l’Ordine degli avvocati di Santa Cruz in Tenerife. Pochi mesi dopo, hanno presentato al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Macerata, in Italia, una domanda di iscrizione nella sezione speciale dell’albo. Dal momento che il Consiglio dell’Ordine non aveva preso una decisione entro il termine prescritto, i Torresi hanno proposto ricorso dinanzi al Cnf, il quale ha rinviato la questione alla Corte di giustizia Ue. Le conclusioni dell’avvocato generale, però, non vincolano la Corte, chiamata a pronunciarsi definitivamente su una tematica, quella del turismo forense, che ha raggiunto proporzioni enormi. Il Cnf ha infatti rilevato, tramite un’indagine effettuata presso tutti i Consigli dell’ordine, che ben il 92% degli avvocati iscritti nell’elenco degli avvocati stabiliti è di nazionalità italiana. Tra questi, l’83% ha conseguito il titolo in Spagna e il 4% in Romania. In numeri assoluti, su un totale di avvocati stabiliti pari a 3.759, 3.452 sono di nazionalità italiana. Gli Ordini forensi che contano il maggior numero di avvocati «stabiliti» di nazionalità italiana, iscritti nell’elenco speciale, sono Roma (1.058), Milano (314), Latina (129) Foggia (126).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa