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«Sì all’intesa Pomigliano, Fiom rientri»

di Federico De Rosa

MILANO — «Non esiste alcun divieto legale alla stipula di simili tipi di contratto». L'accordo della Fiat per Pomigliano, quindi, «è legittimo». Tuttavia, quando si verificano situazioni di «lacerazione dell'unità sindacale», come è successo con la Fiom, «è senza dubbio preciso dovere del datore di rispettare le scelte» dei diversi sindacati «senza schierarsi in favore di alcuno di essi». A scriverlo è il giudice di Torino Vincenzo Ciocchetti, che ieri ha pubblicato le motivazioni della sentenza di luglio sul ricorso presentato dalla Fiom contro l'accordo per Fabbrica Italia Pomigliano. La sentenza aveva riconosciuto piena legittimità all'intesa firmata da Cisl, Uil e Ugl, rilevando però al contempo il comportamento antisindacale della Fiat, per aver estromesso la Fiom dalle rappresentanze dello stabilimento.
Il collegio di difesa del Lingotto ha espresso «grande apprezzamento per una sentenza che argomenta in modo approfondito e conferma senza incertezze la piena validità degli Accordi di Pomigliano». Il giudice ha riconosciuto che «il sistema di regole delineato dagli accordi 29 dicembre 2010 e 17 febbraio 2011 è l'unico esistente a Pomigliano» e che, anche alla luce dell'esito del referendum, per la sua validità «appare del tutto ininfluente l'adesione o meno di Fiom». Dunque il contratto è «senza dubbio idoneo — scrive Ciocchetti — per l'ampiezza della sua regolamentazione, a definire e regolare i rapporti di lavoro di tutti i dipendenti che operano e opereranno» nella fabbrica.
Di contro il giudice ha riconosciuto che l'estromissione della Fiom è avvenuta non «per carenza di requisito rappresentativo, bensì dall'essere essa in posizione di dissenso rispetto alle nuove pattuizioni». Quindi va reintegrata attraverso il riconoscimento dei diritti sindacali. Ed è il motivo della soddisfazione della Cgil. Per il leader, Susanna Camusso, viene confermata «l'impossibilità di escludere la rappresentanza di una grande organizzazione come la Fiom in ragione del dissenso». Il sindacato ha ribadito «l'intenzione di procedere con cause individuali» e di «impugnare la parte della sentenza» che ha riconosciuto valido il contratto aziendale. Di tutt'altro avviso la Fiat per la quale le basi su cui poggia la condanna per comportamento antisindacale sono «incerte e astratte».
Chiuso il capitolo Pomigliano, per Sergio Marchionne se ne è aperto però già un altro. Negli Usa, dove si è arenato il negoziato con la Uaw sul nuovo contratto di lavoro per Chrysler. Il leader del sindacato, Bob King, non si è presentato al tavolo per la firma, dove era atteso da Marchionne, volato negli Usa direttamente dal Salone di Francoforte per chiudere. In una lettera il presidente della casa di Detroit ha ricordato a King che «nell'ultimo weekend ci siamo messi d'accordo che oggi avremmo firmato, ma non ti sei presentato» e ora i «nostri 26.000 dipendenti domani lavoreranno senza un nuovo contratto». Marchionne ha proposto la proroga di una settimana del vecchio accordo per chiudere nel frattempo la trattativa.

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