Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Si allenta la tensione, lo spread cala a 417

di Vittorio Carlini

Gli esperti usano la frase «movimento laterale». L'uomo della strada parlerebbe di «incertezza». Una situazione dove, di volta in volta, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Così, due sedute fa i timori dello stallo sul debito greco hanno creato la «scusa» per chiudere le posizioni. Al contrario, ieri, l'approvazione del nuovo trattato di bilancio Ue ha dato la spinta per tornare agli acquisti. Seppure, tra volumi bassi. Un flusso di buy, a detta degli operatori, comunque sostenuto anche da notizie.
In primis, la stima che il prossimo maxi-finanziamento in febbraio della Bce, all'1% per tre anni, potrebbe raccogliere richieste per 1.000 miliardi: una situazione che toglierebbe molta pressione alle banche. Almeno, sul fronte della liquidità. Poi, il proseguo della road map per il lancio, in luglio, del fondo salva-Stati da 500 miliardi. Infine, non meno importante, la convinzione che l'accordo tra le banche internazionali e il governo di Atene alla fine si farà: lunedì, salvo smentite, dovrebbe tenersi la riunione dell'Eurogruppo proprio sul debito ellenico. Insomma, il newsflow ieri era positivo.
Certo, può obiettarsi: queste carte, in fin dei conti, erano già sul tavolo. In realtà, l'unica vera novità ieri sarebbe stata la chiusura dei conti mensili da parte dei fondi: molti istituzionali hanno comprato per mantenere l'esposizione sui benchmark. Il movimento tuttavia, seppure confermato dal rialzo dei settori che di recente hanno aumentato il peso negli indici europei (+2% i petroliferi), da solo non giustifica il trend complessivo.
A ben vedere, driver essenziale è stato proprio il sentiment di fondo degli operatori: più negativo due sedute fa; maggiormente ottimista ieri. Questo elemento "impalpabile", che troppi presunti esperti liquidano come inesistente, ha interpretato il bicchiere mezzo pieno e spinto gli acquisti. Almeno, nella seduta scorsa.
Il calo dello spread
La conseguenza? È presto detta. I prezzi dei governativi periferici di Eurolandia sono saliti. Lo spread BTp-Bund, in avvio a quota 430, ha chiuso a 417 punti base. Un trend che sul decennale italiano ha significato la discesa del rendimento: in serata si è fermato al 5,95 per cento. In calo anche il differenziale di Madrid: da 324 è arrivato a 318 basis point. Una riduzione, in termini assoluti, minore rispetto a quella dello spread italiano e che si riscontra nei numeri stessi del differenziale tra Italia e Spagna: lunedì sera valeva 106, ieri si è "ristretto" a 99 punti base.
Un calo di tensione che, al contrario, non ha contraddistinto i bond governativi francesi. Lo spread di Parigi, seppure su livelli ben inferiori rispetto a quelli italiani e iberici, è cresciuto: da 125 è passato a 128 punti base. Non un balzo importante e che, però, segnala il persistere del nervosismo sul debito pubblico francese. Non una casualità. Val la pena ricordare, infatti, che il rapporto tra emissioni lorde e titoli in scadenza transalpini è stimato da Banca Imi, nel 2012, al 195 per cento. Una percentuale ben superiore a quella dell'Italia (107%), indizio del grande sforzo chiesto al mercato dal Tesoro francese.
Europa in rialzo
F Fin qui i debiti: ma quale l'andamento delle Borse? Nel Vecchio continente c'era attesa per alcuni importanti dati macro . Innanzitutto, F la disoccupazione . Ebbene, F in Eurolandia , la percentuale di persone senza lavoro Fa dicembre si è attestata F al 10,4% (in Germania sul Fminim o F storic o F del 5,5%) . F Un F valore elevato che ha fatto il paio con il calo delle vendite al dettaglio sia a Parigi F sia a Berlino F.
Uno scenario contrastato all'interno del quale Fi Flistini principali (ad eccezione di Madrid) hanno chiuso in rialzo: tra le big maglia rosa a Parigi (+1,01%) seguita a qualche incollatura da Milano (+0,48%), dove il settore bancario è cresciuto del 2,2%, e Francoforte (+0,22%). Londra, dal canto suo, ha archiviato la giornata in salita dello 0,19 per cento. Tuttavia, il balzo giornaliero maggiore lo ha messo a segno la bistrattata piazza di Atene: ieri ha guadagnato il 6,13% mentre, da inizio anno, è in crescita del 17 per cento.
La performance europea non è stata replicata da Wall Street che, anzi, ha chiuso contrastata: in calo per quasi tutta la seduta ha recuperato solamente nelle fasi finali con l'S&P500 (-0,05%) e il Nasdaq (+0,07%) praticamente piatti. Sui listini statunitensi hanno, evidentemente, pesato diversi indicatori congiunturali non positivi: il Chicago Pmi, pur rimanendo su valori che indicano l'espansione, è sceso a gennaio da 62,2 a 60,2; in calo anche la fiducia delle famiglie (da 64,8 a 61,1) e i prezzi delle case rilevati dall'indice Case-Shiller. Anche negli Usa, il sentiment è d'incertezza. Seppure qui, l'attesa è per l'Ipo di Facebook e non per l'asta sui titoli di Stato.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa