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Sì all’aumento Mps, Siena tiene il controllo

di Federico De Rosa

MILANO — Il Montepaschi rompe gli indugi e vara un aumento di capitale da 2,47 miliardi con cui rimborserà i Tremonti Bond e rafforzerà il patrimonio in vista di Basilea 3 e del nuovo piano strategico che sarà illustrato oggi al mercato. La manovra è stata approvata ieri dal consiglio di Rocca Salimbeni e prevede due passaggi: un primo aumento da 2 miliardi al servizio del rimborso delle obbligazioni garantite da Via XX Settembre e un altro da 470 milioni per il riacquisto di titoli ibridi emessi nel 2003, i cosiddetti «fresh» . Titoli che non saranno riacquistati direttamente ma attraverso Mediobanca, che li comprerà sul mercato, probabilmente con un’Opa, per poi girarli all’istituto. Entrambi gli aumenti faranno sì che, una volta rimborsati i Tremonti Bond, il Core Tier 1 di Mps, il principale indicatore della solidità patrimoniale delle banche, rimanga attorno all’ 8%. Il via libera al doppio aumento è arrivato dopo che la scorsa settimana la Fondazione Montepaschi, primo socio della banca con il 55%, ha ricevuto l’autorizzazione del Ministero dell’Economia per indebitarsi. L’ente guidato da Gabriello Mancini dovrà tirare fuori circa 1,1 miliardi di euro per mantenere la presa sulla banca. Capitali che non ha. «La Fondazione dovrà compiere un grande sforzo— ha ammesso ieri Mancini— ma non si sottrarrà all'impegno preso con le istituzioni e la comunità senese di difendere l'autonomia della banca, la sua non scalabilità ed il suo stretto legame con il territorio» . L’ente avrebbe chiesto a Credit Suisse First Boston e Rothschild di studiare le possibili opzioni e tra queste rientrerebbe la vendita di alcune partecipazioni, tra le quali potrebbe esserci anche un pacchetto di azioni Mps. Mancini ha in portafoglio l’equivalente del 10%del capitale dell’istituto in titoli privilegiati automaticamente convertibili in ordinari in caso di vendita. Un’altra opzione, su cui la Fondazione starebbe ragionando insieme agli advisor, è quella di utilizzare i titoli Mps, ma anche le partecipazioni in Mediobanca e Intesa Sanpaolo, come garanzia per ottenere finanziamenti bancari con i quali sottoscrivere l’aumento. In teoria l’ente senese può indebitarsi fino a circa 1,1 miliardi di euro, ovvero il 20%dei suoi attivi, e quindi sulla carta non avrebbe bisogno di vendere nulla. Ma si troverebbe a dover pagare interessi che rischiano di superare i dividendi incassati da Mps, che tra l’altro è anche il principale asset in cui ha investito. La soluzione più adeguata si collocherebbe quindi a metà, ovvero con una quota di debito non elevata e il resto risorse proprie, così da non gravare troppo sul bilancio e non compromettere le erogazioni. Il Montepaschi non si è sbilanciato sui tempi dell’operazione, che sarà conclusa comunque entro l’anno e sarà garantita dai global coordinator e book runner Mediobanca, Jp Morgan e Mps Capital Service, con Deutsche Bank, Csfb, Goldman Sachs e Banca Imi nel ruolo di joint book runner. Resta da vedere cosa faranno gli altri soci del Monte, a partire da Francesco Gaetano Caltagirone, che dovrà sborsare quasi 100 milioni di euro per mantenersi al 3,9%. L’imprenditore romano dovrebbe fare la sua parte così come Unicoop Firenze e Axa.

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