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Si allargano gli spread dei bond corporate italiani dopo Moody’s

Il downgrade di Moody’s annunciato venerdì notte non ha avuto riflessi soltanto sullo spread dei titoli governativi italiani. A risentire della bocciatura del merito di credito della Repubblica sono state anche le obbligazioni societarie italiane che da venerdì hanno allargato il differenziale con il tasso mid-swap.
Si va dal massimo di 56 centesimi per il bond Fiat emesso la scorsa settimana, passato da 677 centesimi registrato giovedì scorso a 733 di ieri, ai 13 punti base della obbligazione Telecom scadenza 2018, all’Eni 2019 passata da 211 di giovedì a 220 di ieri. Per tutti gli altri l’allargamento è più contenuto, ma tendenzialmente più ampio rispetto a venerdì. Lo stesso vale per Snam che benché stia performando meglio rispetto al collocamento, lo spread ha comunque allargato se confrontato a venerdì quando quotava 358 e ieri ha chiuso a 364 centesimi. Quanto durerà questo effetto è difficile saperlo: «Si va verso una fase di scarsa liquidità che rischia di avere come conseguenza una forte volatilità per i mercati – ha spiegato Fabio Degaspari, portfolio manager di Invest Banca -. Se l’allargamento dello spread colpisce le società legate al rischio Italia, a pesare è anche l’impatto che l’accentuarsi della crisi potrà avere sui consumi».
Dal mercato secondario a quello primario dove anche in questo caso le conseguenze non si sono fatte attendere: la finestra favorevole alle nuove emissioni, apertasi nelle settimane scorse con i collocamenti Telecom Italia, Eni, Fiat e Snam arrivati sul mercato in pochi giorni, rischia di chiudersi e a questo punto se ne riparlerà dopo la pausa estiva, ovvero non prima di settembre: «Le ultime emissioni hanno mostrato che il problema non è la mancanza di domanda di bond corporate italiani, bensì a condizionare le nuove emissioni italiane nelle prossime settimane sarà il “fattore Italia” – ha osservato Ilaria Bertizzolo managing director, corporate Italy di Royal Bank of Scotland -. Mi aspetto che le società punteranno a dimostrare di non avere legami diretti con il “rischio sovrano” quando dovranno discutere con le agenzie di rating».
È il caso di Fiat, ad esempio, il cui bond sta risentendo più di altri del downgrade del rating della Repubblica Italia, un movimento che secondo gli analisti è anomalo in quanto il gruppo automobilistico ha una penetrazione a livello globale molto forte. Al contrario, per il bond Luxottica l’impatto è stato contenuto proprio alla luce del fatto che il gruppo di Agordo è percepito come un brand internazionale, le cui vicende domestiche hanno un impatto marginale sul business. Allargano gli spread anche i bond Telecom, Eni e Enel (per quest’ultima lo spread della scadenza 2022 al contrario ha ristretto) tutti gruppi che benché strettamente legati alle concessioni statali. Il rating di Telecom, poi, è allineato al rating sovrano per Moody’s e inferiore di un notch per S&P’s; Enel ormai è al limite: allineato per S&P’s, anche se con outlook migliore, e superiore di un notch per Moody’s, ma sotto review per un possibile downgrade.

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