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Si allarga lo spread, Spagna più vicina

di Luca Davi

È l'incertezza a dominare i mercati azionari e obbligazionari. Incerto è lo scenario macroeconomico mondiale, tanto che i dati diffusi ogni giorno tratteggiano un trend globale a singhiozzo. Incerto è il futuro economico dell'America e della Cina. Incerto e accidentato, infine, è il percorso di risanamento avviato dai Paesi periferici europei, Italia compresa, i cui rendimenti dei titoli di Stato soprattutto nelle ultime sedute si sono mossi in maniera molto volatile.
Il miglior termometro di questa mancanza di convinzione sulle prospettive economiche globali è costituito dall'erratico movimento delle Borse mondiali. Dopo una giornata, quella di lunedì, che aveva registrato andamenti al rialzo – grazie alla spinta propulsiva del presidente della Fed – che aveva aperto all'ipotesi di un terzo quantitative easing – ieri è stata la volta dei cali: si va dal -0,72% di Milano al -0,56% di Londra, dal -0,92% di Parigi al -1,03% di Madrid. A dire il vero un po' di entusiasmo c'è anche stato in mattinata, in scia al dato sulla fiducia dei consumatori in Francia, salita a marzo al di sopra delle attese degli analisti. Poi però nel pomeriggio l'analogo dato Usa, che ha segnato invece un'inversione di tendenza, ha raffreddato gli entusiasmi. Così anche l'S&P 500 ha chiuso in discesa (-0,28%), così come il Nasdaq (-0,07%). Di riflesso, è però andata male anche ai titoli di Stato: lo spread dei BTp italiani è salito a 323 punti base dai 308 del giorno precedente, quello spagnolo a 346 dai 339 di lunedì.
Che la grande crisi del debito europeo, nonostante i tanti annunci, sia ancora lungi dall'essere risolta del tutto lo dimostrano le aste dei titoli di Stato di Madrid e, in misura minore, di Roma. La Spagna ha piazzato titoli di Stato a 3 e 6 mesi per 2,58 miliardi di euro contro un massimo di 3 miliardi. Il rendimento dei bond a tre mesi è sceso leggermente allo 0,381% dallo 0,396% dell'asta di febbraio, mentre la domanda (pari a 3,51 volte l'offerta) è apparsa in discesa rispetto all'asta precedente (4,04). Più problematica è apparsa l'asta sui titoli a 6 mesi, che ha visto salire i rendimenti allo 0,836% dallo 0,764%. Un segnale, insomma, che la tensione percepita da parte degli investitori sta aumentando, anche se in misura non drammatica.
Per l'Italia, sono stati emessi CTz e BTp€i. Nel dettaglio sono finiti all'asta i CTz (scadenza gennaio 2014), offerti tra i 2 e i 3 miliardi e piazzati per 2,8 miliardi, a fronte di richieste per oltre 5,2 miliardi. Giù il rendimento, sceso di 0,661 punti al 2,352%, un livello che non si vedeva da novembre 2010. Assegnati anche i BTp€i settembre 2021 per 495 milioni, con un rendimento del 3,45%, e i BTp€i settembre 2019 per 505 milioni, al tasso lordo del 3,06%. In totale, il Tesoro ha collocato i BTp indicizzati all'inflazione europea per circa 1 miliardo. Nulla di sconvolgente. Ma abbastanza per poter dire che, se sui CTz la risposta del mercato è stata buona, verso i BTp indicizzati il mercato è «apparso un po' impreparato, come ha dimostrato la fase di forte volatilità in fase di pre-asta – spiega Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo -. Forse gli operatori non si aspettavano che dopo il BTp Italia, il Tesoro tornasse alla carica con uno strumento simile per quanto dalle caratteristiche diverse».
La pressione sulla curva italiana, ieri registrata in particolare sulla parte breve-media (lo spread è salito del 7% circa sui 5 anni), può essere solo in parte attribuita agli attriti politici odierni. Più realisticamente il mercato sta "digerendo" con un po' di fatica la massiccia dose di titoli che il Tesoro sta emettendo: nel giro di tre giorni, l'Italia offre infatti 20,5 miliardi di euro di debito. Oggi toccherà ai BoT semestrali, sui quali non dovrebbero registrarsi problemi. Il vero banco di prova sarà invece giovedì, con le emissioni a medio-lungo termine, quando finiranno sul mercato i BTp a cinque e dieci anni e il CcTeu. Non proprio una passeggiata, alla luce del cambio d'umore recente degli investitori.
Parte della volatilità odierna, infine, è da ricondurre alla (alterna) cautela che i gestori internazionali stanno mostrando verso tutto il debito europeo non "core", senza distinzioni. Non è un caso che oltre a quello spagnolo, ieri siano saliti gli spread di Francia, Belgio e Austria. E che invece sia calato ancora una volta i tasso del Bund tedesco (a quota 1,87%). A conferma che la corsa agli asset non rischiosi, il cosiddetto "fly to quality", è più viva che mai.

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