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Si allarga l’inchiesta Bpm. Al vaglio i grandi prestiti

di Angelo Mincuzzi

Si allarga l'inchiesta della procura di Milano sulla Bpm. Sotto la lente dei sostituti procuratori Roberto Pellicano e Mauro Clerici non c'è più soltanto l'«incomprensibile» finanziamento di 148 milioni di euro erogato dall'istituto di credito alla società Atlantis-B Plus di Francesco Corallo, ma l'intera operatività della banca durante la gestione di Massimo Ponzellini. I militari della Guardia di finanza stanno infatti passando al setaccio tutti i principali finanziamenti concessi dalla Banca popolare di Milano tra l'aprile 2009 e l'ottobre 2011, il periodo in cui alla presidenza dell'istituto sedeva il banchiere bolognese, indagato per associazione a delinquere e ostacolo alla vigilanza.
La procura procede dunque a 360 gradi per verificare eventuali irregolarità commesse da Ponzellini, dopo i pesanti rilievi formulati dalla Banca d'Italia in seguito a un'ispezione compiuta nel marzo dello scorso anno. Gli investigatori hanno acquisito già da tempo la documentazione relativa ai prestiti bancari accordati nel periodo sotto osservazione.
Non si conoscono per il momento i soggetti che avrebbero ricevuto i finanziamenti facili sotto la regia di Ponzellini, banchiere negli ultimi tempi molto vicino alla Lega Nord. Talmente vicino che Umberto Bossi nel gennaio 2011 lo invita alla tradizionale "cena degli ossi" a Calalzo di Cadore e alla fine della serata comunica ai giornalisti: «L'ho scelto io quando c'era la nomina alla Bpm».
Il prestito ad Atlantis-B Plus è dunque soltanto la punta dell'iceberg di un'inchiesta che si presenta ben più ampia di quanto si pensasse. Quel finanziamento, definito dagli inquirenti «incomprensibile, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio», fu stranamente concesso dalla Bpm in "solitaria", senza costituire un pool con altre banche. Qualche tempo prima Roberto Mazzotta, predecessore di Ponzellini dal 2002, aveva posto il veto all'erogazione del prestito alla società di Corallo, ma quando Ponzellini prende il suo posto nel 2009 i soldi vengono concessi.
L'inchiesta si intreccia con l'altra indagine (condotta dallo stesso Pellicano e dal sostituto procuratore Antonio Pastore) sul prestito convertendo Bpm, nella quale Ponzellini è indagato per truffa. Il convertendo fu emesso per ripagare i 500 milioni di Tremonti bond che la Bpm aveva sottoscritto nel marzo 2009. Nel dicembre di un anno dopo, sempre sotto la gestione Ponzellini, la Popolare di Milano è anche la prima banca a patteggiare con l'Agenzia delle entrate per chiudere un contenzioso relativo a operazioni strutturate, giudicate elusione fiscale. Bpm versa 186 milioni di euro più gli interessi. Nell'indagine sul convertendo sono indagati anche gli ex direttori generali Fiorenzo Dalu ed Enzo Chiesa, e l'ex responsabile della compliance, Ivano Venturini, al quale è stato contestato anche il reato di ostacolo all'autorità di vigilanza assieme a un quinto indagato, il cui nome è stato segnalato dalla stessa Bpm.

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