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Si allarga il tavolo sulla conciliazione

di Gabriele Ventura 


Alfano allarga il tavolo sulla conciliazione. All'incontro che si è svolto ieri in tarda serata, infatti, ha partecipato anche il Consiglio nazionale forense, che fino all'ultimo sembrava essere stato escluso dal confronto. Il ministro della giustizia ha così provato ad arginare l'ondata di proteste sollevata da buona parte della categoria per la trattativa «riservata» solo ai maggiori Consigli dell'ordine, con buona pace dell'Oua e delle associazioni forensi che in questi mesi hanno portato avanti una dura battaglia contro la mediazione obbligatoria.

Una mossa con cui il guardasigilli ha scatenato un vero e proprio terremoto interno all'avvocatura, evidenziando conflitti e divisioni latenti ormai da tempo. Tanto che sulla proposta di modifica della normativa messa a punto in particolare dagli ordini di Milano, Palermo e Roma il riserbo non si è sciolto neanche a poche ore dall'incontro. In serata è stata infatti presentata agli altri presidenti territoriali coinvolti che hanno espresso la loro posizione. La via, Alfano permettendo, dovrebbe comunque essere quella del «compromesso», con l'obbligatorietà dell'assistenza tecnica dell'avvocato per i procedimenti di maggior valore e una parziale eliminazione dell'obbligatorietà della mediazione sulla base della materia della lite (si veda ItaliaOggi di ieri). Una possibilità che però è stata duramente censurata dall'Oua e dall'Associazione nazionale forense. «L'ipotesi di compromesso», afferma il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, «mortifica i diritti dei cittadini, favorisce solo i grandi studi e affossa la quasi totalità degli avvocati. Si apra un vero tavolo di confronto, la base di partenza è il rispetto della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea». «Il ministro Alfano», attacca invece il segretario generale Anf, Ester Perifano, «ci riprova sulla mediaconciliazione, ma nessun compromesso è possibile contro i diritti dei cittadini. Si elimini l'obbligatorietà». Un'altra proposta che è stata messa sul tavolo di Alfano è quella messa a punto dall'Unione Triveneta (presente al tavolo di ieri) insieme all'Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori e l'Unione delle camere civili. Le tre associazioni hanno elaborato una pdl che prevede l'introduzione nella legislazione della procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato. Si tratta di una procedura conciliativa alternativa al contenzioso, che riconosce alle parti il potere di autoregolamentazione dei loro rapporti e ai rispettivi avvocati un ruolo centrale nell'assisterle nella negoziazione finalizzata alla ricerca di un accordo. L'espletamento di questa procedura, secondo la proposta di legge, esonera le parti dalla conciliazione e dalla mediazione, nei casi in cui sono previste dalla legge. E proprio sul nuovo strumento introdotto dal dlgs n. 28/2010 sono arrivati nuovi dati da Unioncamere, che ha fatto il punto sui primi 40 giorni dall'entrata in vigore. In un mese e mezzo, le Camere di commercio hanno ricevuto quasi due mila richieste di conciliazione, la metà delle quali nelle materie per le quali è prevista l'obbligatorietà. «Sebbene la legge ponga un limite massimo di quattro mesi per concludere la procedura», commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, «in soli 40 giorni il 17,2% di quelle avviate si sono già definite e, di queste, quasi un quarto con un accordo ritenuto soddisfacente dalle parti». Secondo i dati del monitoraggio di Unioncamere, il valore medio delle mediazioni obbligatorie tra imprese, definite nei primi 40 giorni presso gli uffici delle Camere di commercio, è stato di oltre 79.500 euro.
 

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