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Si allarga il fronte globale #deleteFacebook

Chissà se la gran corsa ai ripari di mister Zuckerberg servirà a frenare l’emorragia di amici dal social network. L’ultimo big ad annunciare l’addio è stato Playboy. Sì, proprio la celebre rivista, forte dei suoi 25 milioni di fan. Cooper Hefner, figlio del fondatore Hugh, ha spiegato in un tweet le ragioni dell’adesione al movimento #deleteFacebook: in sostanza, le policy del social «contraddicono i valori» della pubblicazione. Del resto, il nudo – a differenza dell’uso disinvolto dei dati personali – è un problema su Facebook, che Hefner ha marchiato come «sessualmente repressivo». Quello di Playboy arriva dopo altri addii che hanno fatto male, dal fondatore di Tesla e Space X, Elon Musk, al cofondatore di Whatsapp (che oggi è di Facebook), Brian Acton. La fuga dalla piattaforma di Menlo Park ha coinvolto anche il mondo dello spettacolo, da attori, come Will Farrell (dieci milioni di like sulla sua pagina), a gruppi musicali come i Massive Attack.
Ma quello che certamente preoccuperà Zuckerberg è anche il proposito di chiudergli la porta in faccia espresso da un terzo dei dipendenti delle principali aziende tech. Se anche la Silicon Valley gli voltasse le spalle, certo, sarebbero dolori. Il dato emerge da un sondaggio degli ideatori della app Blind. Per la ricerca sono stati contattati 2.600 lavoratori che hanno scaricato l’app, ai quali è stata posta la domanda «state pianificando di lasciare Facebook dopo il caso Cambridge Analytica?».Il 31% degli intervistati ha risposto sì. Le cinque aziende hi-tech su cui è stata riscontrata la percentuale più alta di possibili defezioni sono Microsoft (con il 50% dei sì), seguita da Snapchat (46%), Uber (40%), Google (38%) e Amazon (34%). Tra i dipendenti di Facebook ha risposto sì solo il 2%. Quella registrata, hanno precisato gli autori della ricerca, è, per ora, un’intenzione: «Solo il tempo dirà se veramente un terzo dei dipendenti delle compagnie tecnologiche avranno lasciato Facebook».

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