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Sì all’appello senza indicazione delle parti

Se l’atto di appello non contiene l’espressa indicazione delle controparti a cui è rivolto, informazione obbligatoria prevista a pena di inammissibilità dall’articolo 53 del dlgs 546/92, è comunque ammissibile, qualora dal contenuto dell’atto risulti comunque possibile l’individuazione di dette controparti, senza incertezza. È il principio che si legge nell’ordinanza n. 26313/17 della Corte di cassazione. Il contribuente proponeva ricorso contro una sentenza della Ctr di Genova, con cui giudici regionali avevano dichiarato l’inammissibilità del gravame, a causa della mancata indicazione delle parti nei cui confronti era proposto. In sostanza, nella redazione dell’atto di appello, il contribuente aveva «dimenticato» di individuare nel frontespizio le controparti. In tal senso, l’articolo 53 del dlgs 546/92 prevede che «il ricorso in appello contiene l’indicazione dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati».

La suprema corte, tuttavia, ha cassato la sentenza della Ctr ligure, salvando l’appello del contribuente sulla considerazione che le controparti, seppur non formalmente individuate nell’atto, erano comunque ben individuabili, poiché menzionate continuamente nei motivi di gravame, «tanto con riferimento a Equitalia Nord spa quanto alla Agenzia delle entrate». In tal modo, spiega il collegio di legittimità, viene superata la questione relativa all’incertezza delle parti convenute (peraltro destinatarie della notifica dell’appello).

Dunque, anche in riguardo all’appello tributario e alle previsioni di cui all’articolo 53 del dlgs 546/92, trova applicazione il principio più volte affermato dalla Suprema Corte per il ricorso per cassazione, secondo cui, ai fini della sussistenza del requisito della indicazione delle parti, non è richiesta una forma speciale o sacramentale, essendo sufficiente che le medesime, non indicate o erroneamente indicate nell’epigrafe dell’atto, siano con certezza identificabili dal contesto dello stesso, dalla sentenza impugnata, o delle precedenti fasi del giudizio. Inammissibilità che resta confinata, perciò, alla sola incertezza assoluta che dovesse ancora residuare dopo l’esame di tali atti.

La questione è stata rinviata alla Ctr di Genova che provvederà, in altra composizione, all’esame dell’appello.

Benito Fuoco

[omissis] Con riguardo a intimazione di pagamento relativa a cartella emessa per omessi versamenti Irpef, Iva, Irap e Addizionali dell’anno d’imposta 2006, il giudice di secondo grado ha dichiarato inammissibile il gravame del contribuente in quanto privo della indicazione delle «parti nei cui confronti l’appello è proposto», aggiungendo che «a nulla rilevano i soggetti cui il ricorso è stato notificato, non facendo parte la relata di notifica dell’atto di appello, essendo atto dell’Ufficiale giudiziario»; il contribuente deduce la «violazione e/o falsa applicazione degli artt. 53, 20 e 16 del dlgs n. 54611992», in quanto il ricorso in appello era stato direttamente notificato a mezzo posta, senza l’intermediazione dell’Ufficiale giudiziario, e comunque non ricorreva l’ipotesi di mancanza o assoluta incertezza della indicazione delle parti appellate; all’esito della camera di consiglio il Collegio ha disposto adottarsi la motivazione in forma semplificata. Considerato che: il ricorso è fondato, avendo questa Corte più volte affermato, con principio riferito per lo più al ricorso per Cassazione, ma applicabile anche all’impugnazione nel processo tributario, che «ai fini della sussistenza del requisito della indicazione delle parti, prescritto, a pena di inammissibilità… non è richiesta alcuna forma speciale, essendo sufficiente che le parti medesime, pur non indicate, o erroneamente indicate, nell’epigrafe del ricorso, siano con certezza identificabili dal contesto del ricorso stesso, dalla sentenza impugnata, ovvero da atti delle pregresse fasi del giudizio, sicché l’inammissibilità del ricorso è determinata soltanto dall’incertezza assoluta che residui in esito all’esame di tali atti» (Cass. Sez., n. 57/05; conf. Sez. II, n. 1989/16; cfr. Sez. I, n. 7551/05; Sez. II, n. 3737/06), non risultando a tal fine necessario che le relative indicazioni siano premesse all’esposizione dei motivi di impugnazione o che siano altrove esplicitamente formulate, essendo sufficiente, analogamente a quanto previsto dall’art.164 cod. proc. civ., che esse risultino in modo chiaro e inequivoco (e non, dunque, ingannevole), anche se implicitamente, dal contesto del ricorso, nonché dal riferimento ad atti dei precedenti gradi di giudizio, da cui sia agevole identificare con certezza la parte intimata» 5. nel caso di specie, non può dirsi mancante o assolutamente incerta l’identificazione delle parti appellate, poiché dall’esame del ricorso in appello esse risultano continuamente indicate, tanto con riferimento a Equitalia Nord spa quanto alla Agenzia delle entrate.

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