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Sì alla legge elettorale (malgrado i ribelli pd)

L’Italicum fa un balzo in avanti e ora passa alla Camera per il voto decisivo che dovrebbe arrivare, nei piani del ministro Maria Elena Boschi, entro aprile. Il Senato (con 184 voti favorevoli, 66 contrari e 2 astenuti) ha dunque dato il via libera alla legge elettorale riveduta e corretta secondo il patto del Nazareno Pd-FI. I 24 voti mancanti alla maggioranza — perché altrettanti senatori del Pd non hanno partecipato allo scrutinio in dissenso dalla linea del partito e 2 socialisti si sono astenuti — sono stati più che compensati dai 47 di FI (più i 7 di Gal). Ma la maggioranza, seppure con grande affanno, se la sarebbe cavata lo stesso da sola: i partiti che sostengono formalmente il governo, infatti, hanno schierato 130 senatori favorevoli all’Italicum quando la maggioranza richiesta ieri in aula era 127. Tre voti di scarto, dunque, anche senza l’aiuto di Forza Italia. Ma è chiaro che la maggioranza assoluta del Senato (161) è un altra cosa.
Il ministro Maria Elena Boschi, che dopo l’approvazione dell’Italicum si è precipitata alla Camera per seguire la riforma costituzionale, non ha mancato di sottolineare un dato politico: «Il contributo di Forza Italia è stato importante…Tuttavia in termini numerici la maggioranza è stata autosufficiente». Lo stesso ha fatto capogruppo Luigi Zanda (Pd) che ha voluto ringraziare anche i 24 senatori del Pd: «Pur nel dissenso non hanno scelto di votare contro il partito cui appartengono».
Molti i senatori del Pd e di FI che hanno parlato in dissenso rispetto ai partiti di appartenenza. Minzolini, Bonfrisco, D’Ambrosio Lettieri, Bruni di Forza Italia e D’Anna di Gal hanno riservato parole davvero poco lusinghiere rispetto al patto del Nazareno, fino a parlare di «un partito supino alla volontà di Renzi» e di «Forza Italia che sta celebrando il suo funerale». Tra i dissidenti del Pd, in particolare negli interventi di Gotor e di Chiti, è prevalsa anche l’argomentazione che la legge è stata migliorata rispetto al testo della Camera. Non abbastanza, però: «Eppure — ha chiosato Gotor — sui capilista bloccati una soluzione era possibile ma non è stata cercata». Chiti ha detto che per i tempi contingentati e per gli ordini del giorno camuffati da emendamenti l’Italicum rappresenta un pericoloso precedente. Per Anna Finocchiaro, quella votata dal Senato «è la miglior sintesi possibile». Spiega la presidente della prima commissione: «Credo che gli emendamenti di cui sono prima firmataria abbiano migliorato la legge e credo che questo andrebbe rivendicato con maggiore forza perché veniamo da otto anni di Porcellum e da una sentenza della Consulta che è figlia dell’impotenza della politica».
Il leghista Calderoli immagina che l’Italicum verrà approvato alla Camera in uno scenario diverso: «Con questa legge Berlusconi ha decretato che Renzi sarà il suo successore. Per la creazione di un nuovo partito, il partito della Nazione».
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