Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sì alla cartella durante procedura concorsuale

La cartella di pagamento emessa in pendenza di concordato preventivo è legittima; in presenza della procedura concorsuale, tuttavia, dovrà essere considerato il principio della «par condicio creditorum» e conseguentemente non potranno essere iniziate azioni esecutive personali sul patrimonio del debitore. Sono le motivazioni della sentenza n. 6924/2017 emessa dalla Ctp di Milano. La pretesa scaturiva dalla liquidazione di debiti erariali a norma dell’articolo 36-bis del dpr n. 600/73 e 54-bis del dpr n. 633/72 relativamente ai modelli fiscali per i periodi compresi tra l’anno d’imposta 2013 e il 2015. La società, impugnando la cartella, deduceva di essere stata ammessa alla procedura di concordato preventivo e che, pertanto, la cartella era illegittima per violazione dell’articolo 168 della legge fallimentare; con il ricorso contestava anche la pretesa delle sanzioni in misura intera e non ridotta e gli interessi per il periodo successivo al deposito del ricorso in misura maggiore al tasso legale oltre ai diritti e compensi di riscossione. Costituendosi in giudizio, le Entrate di Milano chiedevano il rigetto del ricorso con la conferma della pretesa. Palesavano che l’iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella, non integravano alcuna violazione dell’articolo 168 della l.f. perché erano atti finalizzati e preordinati all’esecuzione, ma non costituivano ancora titoli per l’espropriazione forzata che inizia solo con il pignoramento. La Ctp di Milano ha ritenuto legittima la richiesta nei confronti della ricorrente ammessa alla procedura di concordato preventivo, ritenendo che la cartella di pagamento, sia equiparata a tutti gli effetti all’istituto del precetto previsto dall’articolo 480 del c.p.c. e, conseguentemente, non costituisce un vero e proprio atto esecutivo: per questa ragione, dunque, non sembra che possa essere ricompresa nella previsione di cui all’articolo 168 della l.f. che, invece, parla espressamente di «azioni esecutive e cautelari»; inoltre, ciò, per un verso limiterebbe il potere dell’Amministrazione finanziaria di far valere e tutelare il proprio credito, per altro verso limiterebbe il diritto di difesa del contribuente, che non potrebbe impugnarlo ricorrendo davanti al giudice tributario, che sulla materia ha giurisdizione esclusiva. La Commissione ha stabilito che, tuttavia, l’emissione della pretesa vada contemperata con il principio della «par condicio creditorum», fissato dall’art. 2741 c.c., il quale espressamente prevede che «i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore».

Benito Fuoco

[omissis] Innanzitutto perché la cartella di pagamento è atto prodromico all’inizio dell’esecuzione coattiva, equiparato a tutti gli effetti all’istituto del precetto previsto dall’art. 480 c.p.c. (vedi sentenza Cass. n. l0496/2002). Essa, quindi, non costituisce un vero e proprio atto esecutivo e, perciò, non sembra che possa essere compresa nella previsione di cui al disposto dell’art. 168 l.f. il quale, invece, parla espressamente di «azioni esecutive e cautelaci». ( )

La Commissione osserva che la facoltà dell’Amministrazione finanziaria di emettere la cartella di pagamento anche durante la fase della procedura concordataria va, però, necessariamente contemperata con il principio della «par condicio creditorum», fissato dall’art. 2741 c c. il quale espressamente prevede che «i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore». ( )

Alla stregua dei criteri sopra indicati, la richiesta di pagamento di tali ulteriori importi si appalesa illegittima e infondata perché, essendo stata formulata dopo l’inizio della procedura concordataria, un suo ipotetico soddisfacimento verrebbe a determinare una inevitabile lesione della par condicio creditorum.

Per le ragioni sopra specificate si reputa di dover accogliere la domanda proposta dalla ricorrente in via subordinata e, quindi, si dichiara illegittima la cartella di pagamento impugnata nella parte in cui sollecita alla ricorrente il pagamento delle spese, dei diritti e dei compensi di riscossione, nonché degli interessi di mora (maturati e maturandi dopo il deposito della domanda di concordato preventivo) e delle sanzioni calcolate nella misura massima del 30%.

Ne consegue, quindi, per quanto anzi esposto che la Commissione accoglie parzialmente il ricorso, determinando le sanzioni dovute nella misura del l0% e dichiarando non dovuti il pagamento delle spese, dei diritti e dei compensi di riscossione, nonché degli interessi di mora dopo il deposito della domanda di concordato preventivo.

La particolarità della questione trattata, nonché l’accoglimento solo della domanda proposta in via subordinata giustificano l’integrale compensazione delle spese di lite.

PQM

La Commissione accoglie parzialmente il ricorso, determinando le sanzioni dovute nella misura del l0% e dichiarando non dovuti il pagamento delle spese, dei diritti e dei compensi di riscossione, nonché degli interessi di mora dopo il deposito della domanda di concordato preventivo. Spese compensate.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa