Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Sì alla bad bank solo se orientata al mercato»

La bad bank italiana? Ha senso solo se orientata al mercato. Su questa impostazione si sono ritrovati ieri, durante le audizioni in Senato sulla nuova vigilanza europea, il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro e l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel. «Noi non abbiamo bisogno di una bad bank,perché siamo un grande gruppo che può gestire da solo i crediti deteriorati» ha esordito Gros-Pietro. «Ma non è detto che non sia utile, invece, per chi non è in grado di gestirli da solo». Non far fallire il cliente- impresa svendendo il suo credito a rischio a un operatore specializzato «ha un valore pubblico e sarebbe giustificato un intervento parzialmente pubblico» ha osservato Gros-Pietro. Ma «l’intervento – ha aggiunto – va fatto con strumenti di mercato e senza aiuti di Stato. Le formule sono le più diverse e già la Bei si è offerta per sottoscrivere una parte dei rischi. Questo è utile, anche per noi che non abbiamo bisogno della bad bank».
Gros-Pietro ha anche tenuto a rimarcare con soddisfazione che «siamo in grado di difendere l’autonomia della banca». Intesa Sanpaolo, ha aggiunto, «é una banca che, pur avendo un azionariato stabile, é completamente determinabile nel suo futuro da parte degli azionisti internazionali. E’ dunque importante che sappia farsi apprezzare per il suo vero valore». Ed è quanto sta avvenendo, visto che «la capitalizzazione di borsa é cresciuta in 15 giorni di più di 5 miliardi per effetto dell’annuncio del dividendo e dei dati di bilancio». Sul buon feeling degli investitori esteri, anche nei confronti del nostro paese, si era espresso nei giorni scorsi anche l’a.d. del gruppo, Carlo Messina, sottolineando che oggi da essi «siamo percepiti come un paese a un punto di svolta, come un’occasione positiva». Ieri, Gros-Pietro ha ricordato che a dicembre del 2014 il 56,12% delle azioni quotate di Intesa Sanpaolo era detenuto da investitori stranieri, il 9,11% da investitori italiani retail, il 27,37% da Fondazioni italiane e il 7,40% da investitori istituzionali italiani.
Sui benefici di cartolarizzazioni e bad bank è intervenuto, nella sua audizione, anche Alberto Nagel. L’amministratore delegato di Mediobanca ha ricordato che il dato aggregato delle prime dieci banche retail italiane indica un livello di crediti problematici pari a 243 miliardi lordi a settembre 2014: di questi,140 miliardi sono sofferenze lorde(58 netti) 78 sono incagli lordi (58 netti), 14 miliardi sono ristrutturati lordi (11 netti) e 11 miliardi sono crediti scaduti lordi (9 netti). La gestione della qualità dell’attivo è quindi diventata prioritaria;tuttavia, secondo Nagel, oggi la realizzazione del progetto non è facile. Meglio sarebbe stato lanciarlo nel 2012: con il cambiamento intervenuto nelle regole sugli aiuti di Stato oggi «una bad bank a matrice squisitamente pubblica è irrealistica e poco praticabile» e non si può seguire il modello spagnolo della Sareb. Per evitare di incorrere nell’aiuto di Stato si può pensare a «strutturare la garanzia attraverso la Cdp, in quanto veicolo collocato fuori dal perimetro della Pubblica amministrazione» . Nagel ha ricordato poi come le regole europee richiedano che almeno il 50% dei costi operativi del veicolo- bad bank sia coperto dai ricavi del veicolo stesso e non da trasferimento pubblico. Lo scenario attuale dei tassi inoltre, non è favorevole: «Reimpiegare i proventi della bad bank a tassi bassi ne ridurrà la redditività». In ogni caso, per favorire lo smobilizzo dei crediti problematici, per Nagel si può pensare ad «aiuti del legislatore» come una norma che dimezzi i tempi di esecuzione delle ipoteche immobiliari; oppure, una norma più simile all’Europa in materia di deduzione delle perdite fiscali. In definitiva occorre pensare a «una struttura che sia in grado di ridurre il gap tra chi vende il credito e chi compra». La differenza potrebbe essere assorbita da «soggetti che hanno questa missione, come il Mef o Cdp, attraverso tranche junior o mezzanine» in proporzioni che «non configurino aiuti di Stato». Sarebbe necessaria, comunque «una partecipazione di diversi soggetti, privati e pubblici».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa