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Sì al sequestro dei pc dei vertici se c’è segnalazione di Bankitalia

La segnalazione di Bankitalia su un’ipotesi di falso in bilancio rende legittimo il sequestro del Pc dei vertici della banca. La Cassazione (sentenza 38456) avalla la scelta del Tribunale della libertà di respingere l’istanza di riesame contro i decreti di perquisizione e sequestro adottati nei confronti di un istituto bancario, del presidente del consiglio di amministrazione, del direttore della centrale crediti e di altri manager. Provvedimenti presi, come previsto dalla legge 231/2001 sulla responsabilità degli enti, nell’ambito di una contestazione di falso in bilancio, relativa al 2016.

Nel mirino degli inquirenti era finita una cessione infragruppo, a favore di una Srl controllata, del residuo patrimonio immobiliare della banca e una rivitalizzazione dei crediti, inizialmente portati a sofferenza, verso cinque creditori. Il pubblico ministero aveva disposto i provvedimenti e la Guardia di finanza aveva sequestrato tutta la documentazione utile a dimostrare l’esposizione in bilancio di fatti non veri e il silenzio su circostanze rilevanti. Acquisiti poi anche i computer, tutte le apparecchiature per la connessione Internet e le pen drive: tutto in uso agli indagati.

Nel ricorso, sia il management dell’istituto sia la banca, si lamentano della sproporzione del sequestro rispetto alla contestazione oggetto di accertamento, limitata a cinque operazioni e al bilancio di un solo anno. Mentre gli inquirenti avevano estratto la cosiddetta copia forense integrale della posta, e della cartella “ufficio legale”.

Per la Cassazione l’ordinanza è convincente sulla difficoltà tecnica di estrapolare, con una riproduzione mirata, i dati di interesse contenuti nella memoria del Pc e in quelle esterne. La Suprema corte ricorda la possibilità di perquisire il sistema informatico anche se protetto da misure di sicurezza, se c’è motivo di credere che contenga informazioni sul reato.

Nello specifico l’ordinanza aveva dato atto di una segnalazione della Banca d’Italia molto ampia, estesa anche alla verifica dell’esistenza di un concorso di persone nel reato ipotizzato, da parte di soggetti diversi dagli indagati. Gli accertamenti riguardavano più parti: banca, creditori, rapporti infragruppo e con la controllata. Oltre a questo c’era la documentazione utile al confezionamento del bilancio. Troppo per un’operazione chirurgica sui dati.

Patrizia Maciocchi

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