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Sì al ricorso se salta l’adesione

Sì al ricorso se non si perfeziona l’adesione in quanto il contribuente, una volta raggiunto l’accordo con l’ufficio, non provvede al previsto pagamento. È necessario, però, che non siano trascorsi più di 150 giorni dalla notifica dell’atto impositivo. A fornire questa precisazione è stata l’agenzia delle Entrate durante Telefisco 2013
All’amministrazione finanziaria è stato chiesto di precisare le conseguenze sulla decorrenza dei termini per l’impugnazione dell’atto nel caso in cui un contribuente, dopo aver sottoscritto l’adesione, non provveda al pagamento della prima rata o della somma integrale nei 20 giorni successivi.
In primo luogo, l’Agenzia ha rilevato che la presentazione dell’istanza di adesione produce la sospensione del termine di impugnazione per un periodo di 90 giorni. Questa indicazione è particolarmente importante in quanto non di rado alcuni uffici ritengono, invece, la richiesta di adesione finalizzata esclusivamente al differimento del temine per proporre l’impugnazione, ed eccepiscono la ritardata presentazione del ricorso e quindi la sua inammissibilità. Un comportamento – va rilevato – in contrasto con quanto affermato sia dalla giurisprudenza, sia dalla stessa amministrazione a livello centrale.
L’ordinanza 140/2011 della Consulta ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del l’articolo 6 del Dlgs 218/97 nella parte in cui prevede che la presentazione della domanda di adesione a opera del contribuente comporti la sospensione del termine per il ricorso per un periodo di novanta giorni, a prescindere dalla mancata formalizzazione dell’accordo. Infatti, la norma trova la sua ratio nel fatto di prevenire il contenzioso, favorendo l’instaurazione di un contraddittorio con il contribuente, per giungere a una definizione concordata e preventiva della controversia.
Sulla stessa linea si è espressa varie volte anche la Cassazione (per tutte la sentenza 15171/2006). Mentre l’agenzia delle Entrate, con la circolare 65/E/2001, ha sottolineato che nei casi di attivazione del procedimento a iniziativa del contribuente la negativa conclusione del procedimento non incide sul periodo di sospensione dei termini per ricorrere, la norma infatti, assegna, secondo il documento di prassi, alla presentazione dell’istanza di adesione l’effetto automatico e predeterminato di sospensione, per novanta giorni, dei termini per impugnare l’atto di accertamento notificato dall’ufficio, non prevedendo alcuna causa di decadenza dalla sospensione stessa.
Nonostante ciò, come anticipato, alcuni uffici si comportano diversamente rispetto alle direttive centrali con la conseguenza che i contribuenti, temendo eccezioni dell’Agenzia, preferiscono presentare ricorso direttamente. Di fatto, si vanifica lo spirito dell’istituto deflattivo del contenzioso.
Inoltre di recente i giudici di legittimità (sentenza 17439/ 2012) hanno ulteriormente chiarito che la sospensione del termine si verifica anche se le parti, nelle more del contraddittorio, non riescono a pervenire a un accordo. Se, al contrario, a seguito dell’incontro la domanda di adesione viene revocata «non essendo più sorretta dalla volontà del contribuente di proseguire le trattative», la sospensione del termine si interrompe.
Mentre qualora il contribuente sottoscriva l’adesione ma non provveda al pagamento, l’Agenzia ora ha chiarito che l’atto potrà comunque essere impugnato se non sono trascorsi 150 giorni dalla notifica.

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