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Sì al Recovery, subito 25 miliardi Draghi vede i leader di maggioranza

C’è voluto quasi un anno perché Next Generation Eu, il maxi pacchetto di aiuti post Covid, simbolo della solidarietà europea, si concretizzasse. Ieri l’Ecofin, la riunione dei ministri finanziari dei 27 Stati membri, ha dato l’approvazione definitiva ai primi dodici Piani nazionali di ripresa e resilienza, tra cui quello italiano. «Questa decisione deve essere motivo di orgoglio per l’Italia», ha commentato il premier Mario Draghi. Il via libera al Pnrr è la condizione per il pagamento del pre-finanziamento: il 13% del totale.

All’Italia arriveranno 25 miliardi sui 191,5 attesi: «Ci aspettiamo il versamento nelle prossime settimane, luglio o prima parte di agosto — ha spiegato il ministro dell’Economia Daniele Franco, al termine dell’Ecofin — e verrà fatto in un’unica soluzione». Ma prima gli Stati membri dovranno firmare con la Commissione un «contratto» per i prestiti e le sovvenzioni che hanno chiesto, un documento che impegna lo Stato membro a prescindere dal governo che ne sarà alla guida. I primi fondi non sono destinati a progetti specifici, ha spiegato il ministro Franco, ma finiranno nelle casse del Tesoro che sta già finanziando le spese avviate.

Ora la sfida è sulle riforme, a cominciare da quella della giustizia su cui il M5S sta creando problemi. Il premier Mario Draghi, per rinsaldare la maggioranza in vista del semestre bianco ed evitare la tentazione di smarcamento in Parlamento da parte dei partiti ora che si devono portare avanti gli impegni assunti con il Pnrr, ha cominciato ieri un giro di incontri con i leader delle forze politiche per richiamarli alle proprie responsabilità. Il segretario del Pd Enrico Letta ha garantito il pieno appoggio anche a livello parlamentare. Draghi, che ha visto anche Antonio Tajani per Forza Italia, ieri in Consiglio dei ministri ha ribadito che il Parlamento deve avvertire «lo stimolo» a «spendere bene» i 191,5 miliardi che arriveranno e «approvare in tempi rapidi le riforme», dalla giustizia alla concorrenza al fisco, attese entro fine mese. È il modo per mostrarsi un «Paese credibile e affidabile».

Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha ricordato che «arriveranno circa 200 miliardi da spendere nei prossimi cinque anni per riforme e investimenti» con cui sarà possibile «cambiare il futuro della nostra economia» ma andrà fatto «con ritmi e impegni davvero straordinari». E ci vorrà uno «spirito di coesione, collaborazione tra tutte le istituzioni» come quello che visto a Wembley.

Il clima è di ottimismo anche se il ministro Franco rimane attaccato ai numeri: le previsioni economiche della Ue sull’Italia «ci hanno smentito in meglio», ha detto, ma si tratta «di un rimbalzo rispetto ai 9 punti persi l’anno scorso, quindi dobbiamo tenerne conto, ce ne restano altri 4 da recuperare. Nel terzo trimestre dell’anno prossimo torneremo ai livelli di crescita pre-crisi». La prossima partita è sulla riforma del Patto di Stabilità, che inizierà in autunno. «Noi pensiamo che le regole vadano semplificate — ha detto Franco — e vadano evitate regole che portino a politiche pro-cicliche, fermo restando questi due criteri generali entriamo nel dibattito open-minded».

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