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Sì al piano Telecom, cede l’Argentina

Uscita dall’Argentina, vendita dei multiplex e delle torri di trasmissione in Italia e Brasile, accelerazione sulla separazione funzionale delle rete, che non è lo scorporo, stop per un anno al dividendo e un bond convertendo da 1,3 miliardi di euro. Parte da un deciso rafforzamento patrimoniale il percorso disegnato da Marco Patuano nel piano strategico 2014-2016 approvato ieri dal consiglio di Telecom Italia. Che ha rinviato ad altra data la convocazione dell’assemblea chiesta da Marco Fossati per la revoca del board, spiegando però di aver dato «mandato per una celere convocazione degli azionisti».
La manovra varata da Patuano vale 4 miliardi di euro ed è la prima della «nuova era», post Franco Bernabè e post riassetto di Telco. La novità più importante riguarda Telecom Argentina, per la quale è arrivata un’offerta dalla Fintech dell’imprenditore messicano David Martinez, già socio di Sofora, la holding che controlla la società di Buenos Aires. La controllata non era strategica e la cessione, che potrebbe essere finalizzata a inizio 2014 ««nel migliore interesse della società» ha detto Patuano, confermando che in Brasile invece resta tutto com’è. «È un’attività strategica per noi» ha spiegato il manager, aggiungendoci però un «mai dire mai». Certo «il prezzo per un core asset deve essere convincente: dovrebbe spingerci a cambiare una strategia».
Anche il convertendo da 1,3 miliardi è una novità per Telecom. Il bond, curato da Morgan Stanley, sarà collocato oggi presso investitori qualificati al di fuori di Usa, Canada, Australia e Giappone, ha scadenza 2016 e cedola a tasso fisso tra il 5,75% e il 6,50%. C’è poi il tema della cedola. Nel corso della conference call con gli analisti le agenzia di stampa hanno diffuso la notizia della distribuzione del dividendo, l’anno prossimo, solo agli azionisti di risparmio. In serata tuttavia, la società ha precisato che il direttore finanziario di Telecom Piergiorgio Peluso ha riferito agli analisti che in consiglio «non si è discusso della politica dei dividendi».
Le risorse serviranno a finanziare gli investimenti, che il piano indica in 9 miliardi di euro in tre anni, di cui 3,4 miliardi in tecnologie di ultima generazione. Quanto agli obiettivi, per il periodo 2013-2016 Telecom prevede ricavi e margine operativo stabili, un calo dei ricavi domestici tra l’1% e il 3% e una crescita del 5% in Brasile.
L’esercizio non sarà facile. Ieri, insieme al piano, Telecom ha approvato anche i conti dei primi nove mesi in cui risulta evidente un rallentamento, anche se negli ultimi tre mesi c’è stata una ripresa e il ritorno in utile per 505 milioni di euro. A livello consolidato i profitti sui nove mesi si sono però dimezzati. I conti al 30 settembre si sono chiusi con ricavi per 20,3 miliardi, in flessione del 2,1%, risultato operativo pari a 1,83 miliardi, in calo del 12,8% a causa principalmente della svalutazione degli avviamenti per 2,2 miliardi, e una posizione finanziaria netta rettificata di 28,2 miliardi, 1,2 miliardi in meno di un anno fa. A pesare, oltre alle svalutazioni, è l’andamento del mercato domestico, condizionato sia dalla politica tariffaria sia dalla forte competizione sul mobile che sta sempre più assottigliando i margini. Bene invece le attività in Brasile e Argentina, dove è stata registrata sia sul fronte dei ricavi sia degli utili una buona crescita.

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