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Sì al giudizio arbitrale anche sulla delibera che approva il bilancio

Anche per le deliberazioni assembleari che hanno per oggetto l’approvazione del bilancio d’esercizio si applica la clausola compromissoria: è quanto ribadito dal Tribunale di Milano (sezione specializzata in materia di impresa) nella sentenza n. 4759/2014 pubblicata il 9 aprile 2014 in un caso nel quale sono stati contestati vizi relativi alla convocazione e la composizione del l’assemblea chiamata ad approvare il bilancio d’esercizio.
Per il tribunale, infatti, si tratta di vizi tipicamente inerenti alla posizione del socio e, come tali, relativi a diritti disponibili: cosicché, si può applicare anche alle controversie tra la società e i soci sull’impugnazione di delibere assembleari di approvazione del bilancio sociale la clausola di uno statuto di Srl la quale disponga l’arbitrato per tutte le controversie, comprese quelle sulla validità delle delibere assembleari, che dovessero sorgere in merito all’applicazione, esecuzione e interpretazione dello statuto sociale, nonché in merito ai rapporti tra i soci, fra la società e i soci, gli organi sociali e/o di controllo, nonché fra tutti o alcuni dei suddetti soggetti fra loro.
I precedenti
Sulla “disponibilità” dei diritti quale presupposto della ammissibilità del giudizio arbitrale, il Tribunale di Milano si era appena espresso con l’ordinanza n. 95/2014 del 16 gennaio 2014. In questo provvedimento è stato affermato il principio secondo il quale la clausola compromissoria che delega ad arbitri «qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci circa l’interpretazione o l’esecuzione dei patti sociali» è valida, purché l’interesse oggetto della controversia non abbia carattere indisponibile, cioè non sia tutelato da norme inderogabili la cui violazione determina una reazione automatica dell’ordinamento, svincolata da qualsiasi iniziativa di parte. Nel caso specifico, oggetto del giudizio, la clausola compromissoria è stata giudicata valida in relazione all’esercizio dell’azione di revoca per giusta causa di un amministratore di società in accomandita semplice, ai sensi dell’articolo 2259 del Codice civile.
Tornando all’arbitrabilità delle controversie in ordine al bilancio delle società, il Tribunale di Milano (nella sentenza n. 10398/2013 del 23 luglio 2013) aveva già osservato che sono da ritenersi arbitrabili (ai sensi dell’articolo 36 dlgs 5/2003) tutte le controversie di impugnazione di delibere assembleari nelle quali non siano prospettati vizi di invalidità insanabili: si tratta di un perimetro di controversie assai ristretto, in quanto sono tali – per il tribunale – i soli vizi consistenti nella modifica dell’oggetto sociale con previsione di «attività illecite o impossibili» (di cui all’articolo 2479-ter, comma 3, e all’articolo 2379, comma 1, del Codice civile).
Il perimetro
Secondo il Tribunale di Milano l’area della non compromettibilità in arbitri è ristretta all’assoluta indisponibilità del diritto, intesa quale irrilevanza della volontà del titolare del diritto quanto alla configurazione della stessa posizione soggettiva.
Al riguardo, il Tribunale precisa che si tratta di una nozione che va distinta e che non può essere sovrapposta a quella dell’inderogabilità di una data disciplina (che riguarda i limiti posti dall’ordinamento all’autonomia privata nel regolare un dato rapporto). Ne consegue che è da ammettersi il giudizio arbitrale sulle delibere di approvazione di bilanci societari di cui l’attore deduca la nullità per violazione dei canoni inderogabili di veridicità, chiarezza e precisione.
Occorre, infine, rammentare (si veda la sentenza del Tribunale di Milano n. 6025 del 9 maggio 2014) che è nulla – per violazione dell’articolo 34, comma 2, dlgs 5/2003 – la clausola che rimette la scelta degli arbitri alle parti confliggenti in quanto la legge impone che tutti gli arbitri siano nominati da un soggetto «estraneo alla società».

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