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Sì al fondo europeo per i debiti sovrani

«Un fondo dove trasferire i debiti sovrani che eccedono una soglia uniforme, da redimere gradualmente in tempi e modi ben definiti»: il Governatore Visco, nel sollecitare un «cambio di passo» nella gestione della crisi dell’euro, non ha menzionato in via generica gli “union bond” ma si è riferito a un progetto specifico, quello del fondo «da più parti proposto» e in questi giorni oggetto di approfondimenti e di verifiche da parte dei partiti al Governo e all’opposizione in Germania: un fondo europeo che si faccia carico, tramite emissione di eurobond, di finanziare i debiti pubblici nazionali per la quota in eccesso del 60% del Pil.
Questo fondo verrebbe sostenuto da garanzie totali degli Stati, da trasferimenti di entrate tributarie e asset. Gli Stati assistiti avrebbero un arco temporale prestabilito tra 20 e 25 anni per rimborsare il fondo, con l’obiettivo di portare i debiti nazionali sotto il 60% del Pil.
Per il Governatore della Banca d’Italia, questo fondo come anche «la disponibilità di maggiori risorse comuni» dovranno essere accompagnati da «una forma di unione fiscale che non può essere disgiunta da regole cogenti, da poteri di controllo e intervento».
La creazione di un fondo europeo, garantito dai 17 Stati dell’euro con trasferimenti di asset e tasse per finanziare i debiti pubblici oltre il 60% del Pil (esclusi i Paesi assistiti già da programmi di aiuti Eu-Fmi), dovrebbe mettere fine al contagio e all’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi con debito pubblico elevato o in crescita , come Italia e Spagna. Lo Stato che maggiormente trarrebbe beneficio da questa iniziativa è l’Italia, con una copertura attorno ai 950 miliardi sul totale dei 2.310 miliardi circa di emissioni di questi speciali eurobond: i “candidati” (con debito/Pil oltre il 60%) sono Italia, Germania, Francia, Belgio, Spagna, Austria, Olanda, Cipro e Malta.
Meglio noto come “European redemption pact” (Erp), questo fondo è stato proposto inizialmente dal German council of economic experts, un think tank tedesco di natura accademica e indipendente, fondato nel 1963 con il compito di assistere e consigliare la classe politica tedesca su temi economici. L’Erp non è stato ideato come strumento per gestire l’emergenza ma come intervento preventivo e come «ponte verso la stabilità di lungo termine». Nel dettaglio, questo meccanismo “alla tedesca” prevede: e a una data prestabilita i debiti pubblici nazionali in eccesso al 60% del Pil vengono trasferiti nell’Erp, che gode di garanzie “joint and several” degli Stati partecipanti (fidejussioni solidali degli Stati che garantiscono l’intero importo dei debiti dell’Erp e non solo le quote dei propri debiti). L’importo è fisso e non può essere aumentato perché da quel momento in poi gli Stati si impegnano a ridurre il debito pubblico fino ad azzerare la quota in eccesso al 60% del Pil; r gli Stati garanti trasferiscono asset al fondo come garanzie collaterali anche nella forma di entrate tributarie e si impegnano a ridurre il debito/Pil di 1/20 all’anno della parte eccedente il 60% del Pil (come stabilito nel six pack e nel fiscal compact) e a varare riforme strutturali; t l’Erp emette bond per rifinanziare la quota dei debiti nazionali in suo possesso, con un tasso di raccolta vicino al rating “AAA”;►gli Stati assistiti rimborsano l’Erp entro 20-25 anni, un arco temporale tale da consentire il raggiungimento del traguardo comune, un rapporto debito/Pil sotto la soglia del 60 per cento; i la quota di debito nazionale fino al 60% del Pil viene rifinanziata da emissioni di titoli di Stato nazionali.
Il German council of economic experts, nel proporre questa soluzione, ha tenuto conto del fatto che la Germania si sta finanziando a rendimenti estremamente bassi (il Bund decennale marcia spedito verso l’1% mentre gli Schatz a due anni sono già arrivati allo 0% di rendimento): questo enorme risparmio sul costo della raccolta dello Stato tedesco è attribuito alla fuga verso la qualità e al timore di una disgregazione dell’euro. L’avvio dell’Erp dovrebbe far rientrare queste paure e porre fine al panico, con un conseguente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato tedeschi a livelli più normali.
Alla fine del 2011, il ministro delle Finanze tedesco Schauble si è detto favorevole alla creazione di 17 fondi stile Erp: una posizione appoggiata da Angela Merkel, stando al portavoce del Governo Steffen Seibert. Di recente, tuttavia, il leader del partito all’opposizione e capogruppo della Spd, Frank-Walter Steinmeier, ha posto una condizione alla ratifica del fiscal compact (che necessita di un voto favorevole di 2/3 del parlamento): l’introduzione della creazione del fondo europeo modello Erp come misura per la crescita, in abbinamento al fiscal compact. Il Governo e i partiti Spd e Verdi hanno così deciso di verificare se la creazione di questo tipo di fondo europeo è ammissibile per la costituzione tedesca e per la governance europea: queste verifiche sono in corso e dovranno essere ultimate entro il 13 giugno, data del prossimo incontro tra le forze politiche tedesche.

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