Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sì al divorzio breve, ira dei cattolici

Adesso è legge, il divorzio breve è una realtà. Da oggi non ci vorranno più tre anni in Italia per dirsi addio, come previsto 45 anni fa dalla rivoluzionaria legge Fortuna- Baslini (approvata il 1 dicembre 1970 e confermata dal referendum del ‘74) ma solo sei mesi se la separazione è consensuale e al massimo un anno se si decide di ricorrere al giudice. Dopo battaglie, ostracismi, rinvii, ieri la Camera è stata quasi unanime nel dire sì al disegno di legge: 398 a favore, 28 no e 6 astenuti. La soddisfazione del premier Renzi arriva via tweet, «Un altro impegno mantenuto. Avanti, è la #voltabuona»; stesso mezzo per i relatori di Forza Italia Luca D’Alessandro e Alessia Morani, Pd («politica dei fatti, non delle parole»).
Finora lo scioglimento del matrimonio poteva essere chiesto da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione ininterrotta, calcolati a partire dall’udienza presidenziale (la prima udienza, in entrambi i percorsi). Adesso questo termine scende a 12 mesi per la separazione giudiziale e a 6 mesi per quella consensuale, indipendentemente dalla presenza di figli.
Novità anche per la comunione dei beni, che si scioglie subito, quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Prima, era necessario attendere il passaggio in giudicato della sentenza di separazione. La norma entrerà subito in vigore e si applicherà anche ai procedimenti in corso.
Soddisfazione arriva dall’Associazione degli avvocati matrimonialisti, che però rileva anche come i tempi rapidi previsti dalle nuove norme non potranno essere garantiti alla lettera, a causa della lentezza della giustizia. «Con il varo di questa legge il diritto di famiglia italiano entra in Europa, il sigillo della Camera segna una nuova era — dice il presidente Gian Ettore Gassani — . Nelle separazioni consensuali, se non ci sono particolari difficoltà, si potrebbe sciogliere il matrimonio in 8-9 mesi. Al contrario, il termine di 12 mesi in caso di separazione giudiziale è assolutamente ottimistico, nelle procedure contenziose l’attesa resterà lunga, considerando che per chiedere il divorzio bisogna definire prima con sentenza la separazione ».
Ma i dubbi non sono mancati, e anche le polemiche. In prima linea Famiglia Cristiana , il settimanale dei vescovi, che parla di «attacco alla famiglia e ai figli sempre meno tutelati e vittime dell’irresponsabilità ». Cosi nell’editoriale che apre il sito dal titolo “Divorzio breve, sei mesi per cancellare una famiglia”. Perplessità anche tra chi, come qualche esponente della Lega, ha chiamato in causa l’assenza di tutela dei figli. E tra chi, come qualche deputato di Ap, Fi e Fdi, ha evocato il pericolo che i tempi brevi possano intaccare la stabilità della famiglia. In Area Popolare, in particolare, voci contrarie quelle di Pagano («Il divorzio breve derubrica il matrimonio a mero contratto»), e del senatore Marinello («Mi vergogno, il parlamento ha banalizzato e reso ridicolo il matrimonio, aumenteranno i divorzi e i rimorsi»).
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa