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Sì al Ddl anticorruzione, pene più severe

«È arrivato Godot!». Cita Beckett, Piero Grasso, «felice» per l’approvazione definitiva della legge anticorruzione, che porterà il suo nome perché nasce dal suo primo, e unico, Ddl presentato a Palazzo Madama all’inizio della legislatura, prima di essere eletto presidente del Senato. Sia pure in una versione riveduta e corretta dal Parlamento e dal governo, quel testo ha tagliato ieri il traguardo in un’Aula poco affollata (i presenti erano poco più del numero legale), con 280 sì, 11 astenuti della Lega e 53 contrari, Forza Italia e (per motivi opposti) i 5 Stelle, che inutilmente hanno cercato di far passare qualche loro emendamento, ritenendo la legge «timida, senza coraggio, un’occasione persa». La risposta del premier Matteo Renzi non s’è fatta attendere, via Facebook: «Chi urlava onestà ha votato contro la legge che più di ogni altra contrasterà la corruzione».
Da Facebook a Twitter, è stata una pioggia di post e cinguettii di governo e maggioranza. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando twitta che «da oggi l’Italia è più forte» dopo aver parlato, a Montecitorio, di «sconfitta di quanti scommettevano che non sarebbe stato raggiunto l’obiettivo». Stesso refrain da Renzi: «Anticorruzione e falso in bilancio sono legge. Quasi nessuno ci credeva. Noi sì. Questo paese lo cambiamo, costi quel che costi». Prima del voto, dal teatro di Vicenza, aveva anche sostenuto che «nel ddl anticorruzione ci sarà la sostanziale cancellazione della prescrizione»… Cinguetta anche Angelino Alfano: «Restituzione del maltolto, pene più dure e certe: legge anticorruzione conferma nostro impegno nella lotta senza tregua ai corrotti», sebbene un altro cinguettìo, di Alessandro Pagano, ha il sapore di un avvertimento: «Da oggi pene certe e aumentate per i corrotti. Contributo Ncd-Area popolare determinante. Ora il Senato modifichi prescrizione per evitare processi infiniti».
È sulla prescrizione, infatti, che si spostano i riflettori: il ddl Ferranti approvato dalla Camera, e adesso a Palazzo Madama, aveva infatti quasi raddoppiato i termini per i reati di corruzione (come annunciato da Renzi), portandoli a 18 anni (21 se si considerano le sospensioni di fase) ma Ncd ha ottenuto l’impegno di Orlando di rivedere al ribasso quel risultato subito dopo l’approvazione della legge Grasso, che aumenta le pene dei reati di corruzione aumentando così, indirettamente, anche il termine di base per il calcolo della loro prescrizione. «La norma dovrà essere coordinata con il ddl sulla prescrizione al Senato – incalza il viceministro Enrico Costa dell’Ncd – la cui funzione non va svilita ed è coerente con i principi della ragionevole durata del processo, del diritto di difendersi provando e della presunzione di innocenza». Della prescrizione ha parlato anche il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, auspicando «una riforma complessiva e una norma ad hoc per i reati di corruzione» ma precisando anche di considerare «congruo» un termine di 15-18 anni, decorso il quale «punire un soggetto non ha più senso». Quanto alla legge anticorruzione, la definisce «quanto di meglio possibile».
Ma la legge Grasso – che reintroduce il reato di falso in bilancio, aumenta i minimi e i massimi delle pene di quasi tutti i reati contro la pubblica amministrazione (tranne corruzione fra privati e traffico di influenze illecite), prevede “sconti” da ? a ? della pena per chi collabora, inasprisce le sanzioni per i reati di mafia, esclude il patteggiamento per i reati più gravi di corruzione se prima non si restituisce integralmente il “maltolto”, introduce un giro di vite sulle pene accessorie e dà più poteri all’Anac – è apprezzata anche dall’Anm. «Si è intrapresa la via giusta, che va proseguita» dice Rodolfo Sabelli, pur rammaricandosi di quanto resta fuori: un più ampio accesso alle intercettazioni, specie ambientali; la possibilità del ritardato sequestro per consentire la continuazione delle investigazioni; un più incisivo intervento sul traffico di influenze e sulla corruzione privata. Sabelli auspica che ora «si proceda con un approccio strutturale su materie di sicuro rilievo, come la prescrizione».
L’iter parlamentare del ddl Grasso è stato rallentato, prima, dai contrasti con il Pdl, poi dall’uscita di Fi dalla maggioranza e, a seguire, dal cambio di governo, dagli annunci di Renzi non seguiti da testi e dalle richieste dell’Esecutivo al Parlamento di aspettare comunque le sue proposte, varate però solo ad agosto e materializzatesi a gennaio sotto forma di emendamenti. Approvato ad aprile, il ddl ha avuto uno sprint alla Camera, dove il governo lo ha blindato per evitare un ritorno al Senato dove i numeri della maggioranza (visti i maldipancia di Ncd) sono ballerini. «L’inversione di rotta è netta – dice la presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferrandi (Pd) -. Direi che d’ora in poi corrotti e corruttori non avranno più alcuna speranza di impunità».

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