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Sì al cumulo dei termini

Sì al cumulo della sospensione dei termini per il ricorso in seguito alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione con la sospensione feriale dei termini processuali. I 90 giorni previsti dall’articolo 6, comma 3 del dlgs n. 218/1997 devono sommarsi ai 31 giorni accordati nella pausa estiva, senza accavallamenti che potrebbero generarne una riduzione. L’ordinanza n. 11632/2015 della Cassazione si è espressa in senso contrario, ma «lungi dal rappresentare un orientamento consolidato, è l’unica pronuncia della Corte che ha disconosciuto la cumulabilità delle due sospensioni». Anche perché il medesimo collegio, nelle sentenze nn. 10360 e 11403/2015 «pur non affrontando direttamente la questione controversa, presuppongono l’adesione alla tesi della cumulabilità». È quanto precisa Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’economia, rispondendo ieri in question time alla commissione finanze della camera a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle. Il quesito (primo firmatario Daniele Pesco) era volto a ottenere chiarimenti circa la cumulabilità delle due sospensioni. In passato era stata la stessa amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 159/1999 e con la circolare n. 65/2001, ad ammettere la cumulabilità dell’intero periodo di sospensione previsto dal dlgs n. 218/1997 con quella feriale recata dalla legge n. 742/1969, riconoscendo la diversa finalità delle due fattispecie. Una versione riconfermata dall’Agenzia, dal momento che «la ratio sottesa alla cumulabilità si rinviene nell’opportunità di offrire al contribuente la possibilità di verificare la convenienza o meno di aderire alla proposta dell’ufficio».

Ora che la Cassazione ha affermato il contrario, i professionisti si chiedono però se è corretto continuare a tenere conto della pausa estiva nel computo dei termini per impugnare. In caso affermativo il ricorso andrebbe presentato entro 180 giorni (60+90+30), viceversa entro 150 (60+90), creando il rischio di andare fuori tempo massimo per chi si vede recapitato un accertamento a cavallo del periodo estivo.

Ieri dal Mef è arrivata una rassicurazione. Il governo si è pure detto disponibile a vagliare il tema in sede di esame da parte del parlamento dello schema di decreto delegato sulla revisione del contenzioso tributario. Anche perché la non cumulabilità, oltre ad accorciare i termini per i ricorsi dei contribuenti, comporterebbe «una rivisitazione complessiva delle procedure adottate dall’Agenzia, in particolare con riguardo alle attività successive all’accertamento esecutivo», con una «necessaria anticipazione della tempistica della riscossione nei confronti dei contribuenti»

Soddisfatti i deputati del M5S. «Ci fa piacere che l’esecutivo abbia accolto il nostro suggerimento di inserire una norma ad hoc nel decreto della delega fiscale sulla riforma del processo tributario», spiegano in una nota, «la pronuncia della Suprema corte rischierebbe di compromettere l’ammissibilità di migliaia di ricorsi pendenti, il cui termine per impugnare è stato calcolato attraverso il cumulo dei due diversi termini di sospensione».

Zone franche urbane. Le agevolazioni previste per le Zfu non sono contributi in conto capitale. Gli sgravi Ires, Irap, Imu e contributivi previsti a favore degli operatori situati nelle zone franche rappresentano soltanto una riduzione d’imposta, che non assume rilievo ai fini del calcolo della base imponibile Ires e Irap. È quanto precisa Baretta in risposta a un’interrogazione presentata da Giulio Cesare Sottanelli (Scelta Civica), volta a conoscere il corretto regime impositivo dei benefici concessi alle attività esercitate nelle Zfu. Il Mef esclude che possa trattarsi di «qualsiasi ipotesi di contributo sia in con esercizio, o in conto impianti, o ancora in conto capitale». Qualora gli sgravi (da utilizzare in F24 telematico) vengano fruiti a scomputo dei versamenti previdenziali, questi ultimi saranno deducibili per la parte che non gode dell’esonero contributivo.

Sede Ferrari. Il trasferimento all’estero del marchio e del domicilio fiscale della Ferrari spa «non risultano essere stati posti in essere e sarebbero stati smentiti dalla medesima casa automobilistica».

Questa la risposta del Mef al quesito posto da Giovanni Paglia (Sel), che chiedeva se lo spostamento oltreconfine della residenza fiscale dell’azienda di Maranello non avrebbe rappresentato un danno per le entrate tributarie e per l’immagine dell’Italia.

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