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Sì ai rimborsi Iva nelle procedure

Anche se mantiene aperta la propria partita Iva, la società entrata in amministrazione controllata può sempre chiedere a rimborso l’Iva a credito grazie alla presentazione della dichiarazione ex articolo 74-bis. Tale dichiarazione non può essere assimilata alle denunce Iva presentate dal contribuente in bonis, perché ha la funzione dì cristallizzare le posizioni tributarie nel momento in cui la legittimazione degli atti si sposta al commissario straordinario. Queste le conclusioni emerse dalla sentenza 2420/24/2017 della Ctr Lombardia (presidente Liguoro, relatore Capuzzi).

La vicenda
Una Spa in amministrazione straordinaria, dopo avere avuto l’autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’impresa, chiede il rimborso per oltre 36mila di un credito Iva del 2012, periodo antecedente all’ammissione alla procedura concorsuale.
L’amministrazione resta inerte e la società impugna il silenzio rifiuto sulla base delle seguenti argomentazioni:
la dichiarazione Iva presentata dal commissario straordinario al momento del suo insediamento (articolo 74-bis del Dpr 633/72) equivale alla dichiarazione di cessazione dell’attività e pertanto sussiste il diritto al rimborso per i versamenti effettuati in eccedenza nel periodo preconcorsuale;
per individuare il momento di cessazione dell’attività non rileva l’entrata in amministrazione straordinaria e la conservazione della partita Iva in questa fase risponde a un’esigenza di controllo del Fisco per l’imputazione ad un soggetto giuridico dei debiti e crediti d’imposta quando si originano.
L’amministrazione resiste sostenendo che in questo caso, dopo l’apertura della procedura concorsuale, la partita Iva è rimasta ancora aperta e nell’anno 2013 è stata presentata la dichiarazione Iva. Inoltre, per il Fisco la dichiarazione ex articolo 74-bis fotograferebbe la situazione alla data di apertura della procedura concorsuale, ma solo la dichiarazione di cui all’articolo 35 del Dpr 633/72 presuppone l’ultimazione delle operazioni di liquidazione e consente di maturare il diritto al rimborso dell’Iva.

La decisione
I giudici di merito danno ragione al contribuente e la Ctr delinea le caratteristiche della dichiarazione ex articolo 74-bis presentata per il periodo prefallimentare:
non può essere assimilata alle denunce Iva presentate dal contribuente in bonis, perché ha la funzione di cristallizzare le posizioni tributarie nel momento in cui la legittimazione degli atti si sposta al commissario straordinario;
è equiparabile alla dichiarazione di cessazione dell’attività, così che neppure l’autorizzazione all’esercizio provvisorio o il successivo ritorno in bonis dell’imprenditore possono integrare la prosecuzione senza soluzione di continuità dell’attività d’impresa;
segna il confine dei rapporti giuridici riferiti all’imprenditore o al commissario straordinario, anche per l’eventuale prosecuzione dell’attività. Infatti dalla definizione di imprenditore si evince che la nozione giuridica dell’impresa non è integrata dal mero dato economico della continuazione della stessa, ma necessita sempre la sua riferibilità al soggetto che la esercita professionalmente.

Luca Benigni
Gianni Rota

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