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Sì ai candidati stranieri per la guida dei musei italiani

Non salva i direttori stranieri dei musei italiani, bocciati da una recente sentenza del Tar che ha fatto parecchio discutere. Ma evita che si ritirino i candidati stranieri al momento in corsa per guidare il Parco archeologico del Colosseo. Tra una tassa da rivedere e un taglio alla spesa pubblica, la manovrina correttiva sui conti pubblici finisce per occuparsi anche della nazionalità di chi dirige i grandi musei del nostro Paese.

Il caso era nato la settima scorsa, quando il Tar del Lazio aveva fatto saltare cinque direttori dei musei italiani, tra i quali Peter Assman, del Palazzo Ducale di Mantova, e anche un bel pezzo della riforma voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Secondo il Tar, il bando «non poteva ammettere candidati stranieri» e nella selezione c’erano state diverse irregolarità, come gli orali che si erano tenuti a porte chiuse. L’emendamento del relatore Mauro Guerra (Pd) approvato ieri non rimette i cinque direttori al loro posto. Dopo la sentenza sono stati «congelati», sostituiti ad interim in attesa che il Consiglio di Stato decida sul ricorso del ministero. Ma prova a impedire un effetto domino: proprio in questi giorni è in corso la procedura di selezione per il nuovo direttore del Parco archeologico del Colosseo, a Roma. Sui 90 candidati ammessi all’esame orale quelli stranieri sono 14. In molti erano tentati di lasciar perdere, visto quello che è successo ai loro colleghi, insediati solo pochi mesi fa. «È utile introdurre una norma interpretativa con cui diamo una garanzia anche per il futuro», dice per questo il ministro Franceschini, intervenuto ai lavori in commissione per sostenere l’approvazione della norma.

L’emendamento approvato dice che nelle procedure di selezione pubblica internazionale non si applicano i limiti previsti per la pubblica amministrazione. E quindi non vale la «riserva» ai soli candidati italiani prevista invece per i posti che implicano l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri o riguardano la tutela dell’interesse nazionale. Una mossa criticata dal Movimento 5 Stelle: «In questo modo provano a tappare alcune falle causate da loro stessi. Ma la barca è tutt’altro che in salvo».

C’è però un altro caso che si apre, sempre sulla manovrina che oggi arriverà nell’Aula della Camera con inevitabile voto di fiducia. Sono stati raddoppiati i fondi destinati all’Eliseo, storico teatro di Roma oggi guidato dall’attore Luca Barbareschi, ex parlamentare per il Popolo della libertà. Gil stanziamenti sono passati da 2 a 4 milioni di euro, sia per il 2017 sia per il 2018. Il governo aveva dato parere contrario. Ma sono state approvate due proposte identiche, presentate da Forza Italia e Pd. Prove (a teatro) di larghe intese.

Lorenzo Salvia

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