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Si aggrava la stretta sul credito

di Alessandro Merli

Si accentua la stretta al credito da parte delle banche dell'Eurozona, secondo i risultati del sondaggio trimestrale condotto dalla Banca centrale europea e relativo agli ultimi tre mesi dell'anno scorso.
Lo studio è stato condotto subito dopo la prima operazione di rifinanziamento a tre anni da parte della Bce alle banche e quindi probabilmente non tiene conto del tutto degli effetti dei 489 miliardi di euro di liquidità cui quasi 500 banche hanno avuto accesso all'1 per cento. La prossima operazione di questo tipo verrà condotta dall'istituto di Francoforte alla fine di febbraio: le stime sulla liquidità che le banche chiederanno variano da 300 a mille miliardi di euro.
«Ci aspettiamo un miglioramento nell'accesso alla raccolta sui mercati da parte delle banche nel prossimo trimestre – spiega in una nota la Bce – come potenziale riflesso dell'efficacia delle misure prese». Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha affermato la settimana scorsa a Davos che con le sue operazioni la banca ha evitato un gravissimo credit crunch nell'Eurozona. Peraltro anche ieri il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, non ha esitato a fare il controcanto al vertice della Bce, enfatizzando non i benefici, ma i pericoli delle operazioni di liquidità dell'Eurotower. «La Bce ha il dovere di fornire liquidità alle banche solvibili, ma una fornitura eccessiva di liquidità apre alle banche nuove possibilità che possono creare rischi più alti per le banche stesse e per la stabilità finanziaria», ha detto Weidmnann.
I dati diffusi ieri sembrano confermare il rischio sottolineato da Draghi: nel quarto trimestre 2011, la differenza fra le banche che hanno stretto le condizioni di credito e quelle che lo hanno allentato, è stata del 35%, il doppio che nel trimestre precedente. Un quarto delle banche interpellate si aspetta un'ulteriore restrizione nei tre mesi in corso e un calo della domanda di credito da parte delle imprese e delle famiglie.
Le banche si sono giustificate con il peggioramento dell'economia dell'area euro, l'aggravarsi della crisi del debito sovrano, che ha avuto un impatto anche sul costo della raccolta delle banche stesse, e l'entrata in vigore di nuove regole per il settore.
In controtendenza, quanto alla restrizione del credito, la Germania, il che rivela anche su questo fronte una divaricazione fra l'economia tedesca e la maggior parte dell'area euro. Come confermato del resto dai dati di ieri sul settore manifatturiero, secondo l'indice Markit, che vedono la Germania, per la prima volta da settembre, in fase di espansione. Migliorano invece i dati di altri Paesi, ma continuano a segnalare una contrazione: così l'Italia, la Spagna e la Francia. La sorpresa relativamente positiva proveniente dall'industria manifatturiera sarà uno dei dati che la Bce prenderà in considerazione la settimana prossima nella sua decisione sui tassi d'interesse, insieme all'andamento dell'inflazione che ieri è stata confermata, anche per il mese di gennaio, al 2,7%, invariata rispetto a dicembre. Resta lontana quindi dall'obiettivo della Bce, «sotto, ma vicina al 2%», anche se la stessa Bce e la gran parte delle previsioni indipendenti indicano che nella seconda metà dell'anno l'inflazione nell'Eurozona scenderà verso l'obiettivo.
Tuttavia, per il momento, la stasi nella discesa potrebbe indurre la Bce, secondo molti osservatori di mercato, a non toccare i tassi d'interesse nella sua riunione di febbraio. È considerato invece più probabile un taglio, dopo quelli già decretati a novembre e dicembre nelle prime due riunioni presiedute da Draghi, nel consiglio di marzo.

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