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Sì a società solo per gli Albi

di Massimo Frontera

Sparisce ogni riferimento alle tariffe di progettazione? Prepariamoci al caos. Aprire la porta all'ingresso del capitale nelle società tra professionisti? Significa «consegnare i servizi intellettuali del l'ingegneria a centri di interesse ben individuati».
Gli ingegneri non hanno dubbi: se approvate in questi termini, le novità non daranno un ulteriore contributo alla liberalizzazione del mercato della progettazione e segneranno uno scadimento di qualità per i servizi professionali.
Sintonia con gli architetti (si veda l'intervista al presidente Leopoldo Freyrie sul «Sole 24 Ore» di ieri) nel dare l'altolà alle "invasioni di campo" da parte di società pubbliche, para-pubbliche e università nel mercato della progettazione: «Il ruolo della pubblica amministrazione è quello di controllore, non di progettista».
Antonio Zambrano, salernitano, 59 anni, insediatosi il 1° dicembre scorso al vertice del Consiglio nazionale, prende il timone della categoria nel momento forse più delicato per gli ingegneri dalla nascita dell'albo. Un tema ancora più delicato della rivalità che ha contrapposto a lungo studi e società di ingegneria, le quali hanno vissuto per mezzo secolo una situazione di paradossale clandestinità, fino alla "legalizzazione" sancita nel 1994 dalla legge Merloni.
Pertanto, le società di ingegneria – oggi evolute in grossi main contractor specializzati nella realizzazione di impianti turn key all'estero – rappresentano, sotto il profilo della forma societaria, già l'alternativa "capitalistica" allo studio unipersonale o allo studio associato di progettazione.
Perché, dunque, aver paura oggi dell'ingresso del capitale negli studi? «Le società di ingegneria – premette Zambrano – sono un po' diverse perché contemplano anche attività imprenditoriali pure, con la necessità di avere capitale di rischio per realizzare le opere pubbliche. Molte si sono dedicate allo svolgimento di prestazioni professionali; e si sono anche accorte che la concorrenza dei professionisti è stata vincente».
«Il nostro problema – incalza il presidente degli ingegneri – è che stiamo parlando di società tra professionsiti, limitate alla prestazione professionale, e pensiamo che queste prevedano qualche cosa in più, sul piano deontologico». Presidente, può essere più chiaro?. «Il professionista socio rischia di avere procedimenti disciplinari ma il socio di capitale no. Se – poniamo il caso – la società fosse radiata, il socio di capitale potrebbe aprirne un'altra il giorno dopo. Servono delle difese sotto questo aspetto».
Mettere un tetto alla società di capitali? Alla quota del socio capitalista? «Credo sia necessario. Per me la soglia giusta dovrebbe essere zero, ma che almeno non superi il limite della maggioranza. Il giovane professionista potrebbe avere più chance di trovare un socio che gli dà una mano, ma non può essere schiavo. E poi ci dovrebbe essere lo stesso trattamento fiscale e previdenziale tra studi e società». Dopo l'incontro di lunedì scorso con il ministro della Giustizia, Paola Severino, Zambrano assicura che il ministro ha compreso le preoccupazioni degli ingegneri (comuni a quelle degli architetti).
Passiamo ai compensi, con una premessa: l'abolizione delle tariffe minime nel 2006 (la prima "lenzuolata" Bersani) ha effettivamente prodotto una contrazione dei valori delle aggiudicazioni, misurabile solo sul mercato pubblico, dove l'Oice (società di ingegneria) e il Centro studi degli ingegneri concordano su ribassi medi per i servizi di progettazione intorno al 40 per cento. Poi ci sono anche incomprensibili eccessi, come l'aggiudicazione, con l'87,1% di sconto, di una progettazione e direzione lavori bandita dal comune di Sassari. A parte queste aberrazioni, si ha l'impressione che la concorrenza abbia prodotto un sensibile sgonfiamento medio del tariffario fisso. «I ribassi ci sono stati anche perché il mercato non ci ha aiutato, perché c'è stata la crisi delle opere pubbliche. Ma non dimentichi che anche la qualità delle opere è scadente».
Togliere i riferimenti alle tariffe è «un errore madornale perché l'utente non ha più alcun riferimento. È come far sparire dai negozi i cartellini dei prezzi. C'è una asimmetria informativa tra utente e professionista, commissionare servizi di ingegneria non è come comprare un chilo di formaggio». Senza contare, aggiunge Zambrano, che se si toglie il riferimento alle tariffe, si toglie la bussola a chi deve istruire la gara, aprendo un preoccupante fai-da-te. «Anche il giudice, nel momento di contenzioso, su quale base può dare un giudizio secondo equità? Noi non discutiamo più su un tariffario obbligatorio; ma troviamo assurdo che non si lasci neanche un riferimento, eventualmente distinto tra singole zone o aree. Un prezzario ce l'hanno anche barbieri e autotrasportatori».
Sulla qualità delle opere pubbliche, «la pubblica amministrazione dovrebbe fare meglio il suo ruolo di alta vigilanza piuttosto che invadere il mercato della progettazione». La concorrenza di atenei e Spa pubbliche o parapubbliche è un altro nervo scoperto.
«Una battaglia che portiamo avanti da tempo; abbiamo ricorsi in essere con società che cercano di inserirsi nel mercato professionale, e anche contro le università: ci sono professori che non potrebbero svolgere la progettazione e invece li ritroviamo nelle gare. Pensiamo che il nuovo codice deontologico dell'Ordine debba perseguire che partecipa alle gare e non dovrebbe».
Oltre a presidiare i campi di attività acquisiti, gli ingegneri devono difendere anche i nuovi business in crescita. «La green economy è uno di questi. Il mancato rispetto di molte norme sui controlli da parte dei comuni amplia la possibilità, da parte di strutture e organizzazioni, di fornire prestazioni di scarsa qualità o addirittura offerte su internet a costi ridicoli». «Pensiamo anche che vada garantita la sicurezza in ambiti oggi non tutelati, come l'informatica, dove c'è un rischio di sicurezza per i cittadini: ci sono impianti che gestiscono la vita di molte persone le attività devono essere garantite da professionisti competenti».
Positiva la novità annunciata della partecipazione ai Confidi estesa ai liberi professionisti soci. «Se questa è la finalità, anche per aiutare i giovani, la riteniamo una novità positiva; se si tratta di un tentativo di far rientrare in una logica imprenditoriale lo studio, questo ci lascia perplessi».
Perplessità anche sul preventivo scritto obbligatorio. «L'applicazione alla progettazione non è semplice. È evidente che a valle dell'individuazione del compenso, c'è una complessità: un progetto prevede, per esempio, spesso l'acquisizione di pareri o altro. Non è facile stabilire a monte un valore».

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