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Sì a sms e posta elettronica al bando i social network il galateo per parlare al capo

AIUTO , siamo circondati. Email, sms, WhatsApp, LinkedIn, Facebook e Twitter. Un infinito rosario 2.0 è a disposizione del capo volitivo e del collega incontinente. Tutti diversamente ansiosi di comunicare. Per evitare che la flessibilità snaturi la vita privata, in un’appendice di quella professionale, servono regole. «Il nuovo mantra è “ virtuality” », spiega Mariano Corso, professore di Organizzazione delle risorse umane al Politecnico di Milano, «così è definita la capacità di dosare con rispetto gli strumenti di comunicazione». Memorizzate dunque le lezioni di stile: sì alla telefonata per sostituire un incontro vis à vis, WhatsApp va bene tra i nativi digitali e per le riunioni di gruppo (dopo aver ottenuto il consenso), via libera alle email per gli argomenti ufficiali e con documenti allegati, LinkedIn meglio per inviare curriculum, no a Facebook nelle comunicazioni di lavoro e meglio limitare Twitter al trasferimento di link e per condividere news.
Ha suscitato parecchio scalpore, in Francia, la decisione di una società di consulenza di vietare le email lavorative dopo le 18. «Una scelta troppo rigida — avverte Corso — il nuovo bon ton è difficile da gestire e spetta ai capi dare il buon esempio. La “net etichetta” infatti parte da un corretto stile di leadership e punta ad un equilibrato rapporto di pianificazione per far lavorare meglio. Chi comanda deve sapere che interrompere continuamente la concentrazione dei dipendenti, con sms e telefonate, è eticamente sbagliato e mina la produttività».
È favorevole a un garbato uso della email la signora del galateo, Barbara Ronchi Della Rocca: «È un mezzo sicuro e mai troppo invasivo, perfetto con i pari grado ma anche con i capi». Attenzione però allo stile: «Passi per il minuscolo, con l’eccezione dei nomi propri, ma non bisogna mai abbreviare le parole perché si rischia l’effetto adolescente avendo superato l’età». Sdoganate anche WhatsApp e telefonate: «Da molti la chat è considerata riservata e si può usare solo se c’è un accordo preventivo. Le telefonate al numero fisso lavorativo o al cellulare aziendale sarebbero le più opportune. Vietato invece chiamare sul numero privato se quello di lavoro è spento». E le urgenze? Anche in questo caso esiste un galateo. «Se c’è un problema grave la telefonata fuori orario si può fare pur sapendo di “non” doverla fare — spiega la Ronchi — e distinguendo tra urgente e importante». Anche l’ansia va gestita: «Chi non risponde alle email è un maleducato ma la non risposta vale come un no».
Personalizzare è il suggerimento di Pier Giovanni Bresciani, presidente Siplo (Società italiana di psicologia del lavoro): «Tutti gli strumenti vanno dosati secondo l’obiettivo e l’interlocutore, nulla deve essere casuale e nel comunicare bisogna sapere chi è il collega o il capo». Attenzione soprattutto a non confondere la solitudine con la maleducazione: «Email, sms o WhatsApp non possono sostituire una comunicazione vis à vis, l’uso quasi famelico di questi canali conferma che le persone sentono il bisogno di un’interazione sociale per necessità ma anche per cercare compagnia». A favore di una vita lavorativa h24 è invece Sandra Giunchino, giovane avvocato transitata tra studi internazionali ed esponente di una categoria sempre connessa: «La nostra generazione sfugge alle regole del tempo e le email senza orario ci permettono di liberarsi dalla schiavitù del fax, soprattutto con colleghi che lavorano con diversi fusi orari. Non usiamo invece sms e WhatsApp, se non per comunicazioni di servizio, e solo con i clienti con cui c’è confidenza». Ultimo caso. Suona il telefono e non c’è risposta. Chi richiama chi? «Ciò che è importante per il telefonante non lo è necessariamente per gli altri — conclude Corso — quindi meglio aspettare e casomai inviare un sms».
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