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Sì a Fiat-Cnh, resterà a Piazza Affari

MILANO — Sarebbe andato avanti comunque. Lo farà nel modo che si augurava, il migliore per tutti: con il «sì» degli azionisti di minoranza. Il rilancio che Sergio Marchionne ha presentato lunedì ha convinto lo special committee di Cnh, quei 10 dollari di dividendo straordinario cancellano la precedente bocciatura della fusione con Fiat Industrial. Ora che il piatto è più ricco del 25,6%, il comitato indipendente del board «raccomanda» ai soci — di fatto alle minoranze, appunto, visto che Industrial controlla l’88,4% — di accettare. Da qui in avanti, per la costituzione della newco con base in Olanda, quotata a Wall Street come Borsa principale e a Milano come listino secondario (sembra definitivamente scongiurata l’ipotesi di abbandono per un’altra piazza europea), si procederà a tappe forzate.
La tabella di marcia originaria, fissata a maggio, prevedeva il completamento dell’operazione prima del 2013. L’obiettivo è saltato per il primo «no» di fondi e investitori istituzionali. Marchionne non sarebbe però stato disposto a perdere altro tempo. In ogni caso. L’accorciamento della catena e l’integrazione completa delle attività del terzo gruppo mondiale nei capital goods — macchine per agricoltura e costruzioni, camion, motori, cambi — restava per il presidente di entrambe le società una priorità assoluta. Così come lo è quel che alla semplificazione consegue: dalla maggiore facilità di accesso ai capitali alla superiore flessibilità in vista di eventuali, possibili alleanze.
L’okay ricevuto ieri, con il «davvero gratificante» (definizione sua) riconoscimento che l’intesa è «il risultato di un robusto e costruttivo scambio» (nota dello special committee Cnh), consente a Marchionne di andare avanti senza incrinature con i mercati. E di accelerare effettivamente il percorso, grazie alle stesse clausole dell’«ultima e definitiva offerta». Che prevede tra l’altro la seguente promessa: i 280 milioni di dollari di cedole straordinarie destinate alle minoranze saranno pagati «se possibile» già «entro fine anno» (Industrial rinvia invece l’incasso a fusione conclusa). Dunque, lavoro serrato e tempi strettissimi. La risposta del comitato super partes è arrivata nella notte italiana, poche ore prima della scadenza fissata da Torino. Adesso, per nel weekend gli advisor saranno concentrati su documenti e contratti: l’accordo «definitivo e vincolante» va firmato entro domenica (lunedì mattina in Italia). Da lì in poi scatteranno le altre fasi tecniche. Sempre a ritmi forzati, per centrare l’obiettivo-quotazione a inizio 2013.
Il culmine saranno, ovviamente, le assemblee. Verranno chiamate il prima possibile a votare. Poi la fusione potrà diventare effettiva. Cambierà poco per l’azionista di maggioranza, Exor, che anzi di fatto si rafforza: la quota si diluisce dal 30 al 27%, ma il meccanismo previsto per i soci stabili consente il raddoppio dei diritti di voto. Chi invece, con la newco, qualcosa perderà è Piazza Affari. Non sarà più il mercato principale, ruolo che passa a Wall Street. Il titolo però resterà quasi certamente anche a Milano. E non era scontato.

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